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Campi Flegrei – Il terremoto Md 4.7 del 31 luglio e lo sciame sismico che hanno scosso la Caldera flegrea: una nuova foto della sismicità

di Anna Tramelli, Xing Tan, Aldo Benincasa, Gregory C. Beroza, William L. Ellsworth, Roberta Esposito, Danilo Galluzzo, Sergio Gammaldi, Domenico Lo Bascio, Roberto Manzo, Warner Marzocchi, Mauro Papaccio, Patrizia Ricciolino, Lucia Pappalardo, Stefano Branca, Fabio Florindo

Dalle 19:46 del 31 luglio 2026, un intenso sciame sismico ha interessato la caldera dei Campi Flegrei. La sequenza è proseguita per poco meno di due giorni e il personale in turno 24 h nella sala di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV ha identificato preliminarmente oltre 400 terremoti (Figura 1).

 Figura 1

Figura 1 – Terremoti registrati ai Campi Flegrei tra le 17:26 UTC del 31 luglio 2026 e le 12:00 del 2 agosto 2026, identificati e localizzati dal personale in turno nella sala di monitoraggio dell’INGV – Osservatorio Vesuviano e in fase di revisione dal Laboratorio sismico. La dimensione dei cerchi è proporzionale alla magnitudo del terremoto e il colore indica il tempo di occorrenza secondo la palette riportata nel pannello in basso. I pannelli laterale ed inferiore mostrano le due proiezioni verticali N-S ed E-W.

Ad aprire lo sciame è stato l’evento più energetico mai registrato ai Campi Flegrei da quando esiste una rete di monitoraggio sismico (inizio degli anni ‘70): un terremoto di magnitudo durata Md 4.7 e magnitudo momento Mw 4.4.

L’ipocentro del terremoto è stato localizzato al di sotto del cratere della Solfatara, a una profondità di circa 2.4 km. Con questo evento, il numero complessivo di terremoti con magnitudo Md maggiore o uguale a 4.0 registrati nell’area dei Campi Flegrei dall’inizio dell’attuale crisi, iniziata nel 2005, sale a 11. Tali eventi si concentrano nel periodo più recente della crisi bradisismica in corso, evidenziando l’incremento dell’energia sismica rilasciata negli ultimi tre anni.

La caldera dei Campi Flegrei è nota per il fenomeno del bradisismo, il lento movimento del suolo caratterizzato dall’alternanza di fasi di abbassamento e di sollevamento. Come è noto, ai Campi Flegrei le fasi di sollevamento sono generalmente accompagnate da un aumento della sismicità, concentrata prevalentemente all’interno della caldera. La fase bradisismica in corso si inserisce in una successione di precedenti episodi di sollevamento che hanno portato, a partire dal 1950, la parte centrale dei Campi Flegrei a un innalzamento del suolo di oltre quattro metri ad oggi, attraverso l’alternarsi di periodi di sollevamento e abbassamento. Il bradisismo, tuttavia, non è una peculiarità esclusiva dei Campi Flegrei. Movimenti del suolo vengono osservati anche in altre grandi caldere vulcaniche del mondo, tra cui Yellowstone, negli Stati Uniti.

Per comprendere il comportamento dei Campi Flegrei è necessario considerare la sua complessa storia geologica. La struttura attuale della caldera è caratterizzata da un’ampia depressione formatasi a seguito di almeno due importanti collassi calderici, associati a grandi eruzioni: l’Ignimbrite Campana (circa 40000 anni fa) e il Tufo Giallo Napoletano (circa 15000 anni fa). Durante eventi di questo tipo, l’emissione di grandi quantità di magma può determinare il collasso e il conseguente abbassamento di ampie porzioni della superficie. All’interno della depressione calderica, con un diametro di circa 15 km, si sono successivamente verificate numerose altre eruzioni, che hanno progressivamente modellato la topografia che osserviamo oggi.

Lo sciame sismico iniziato il 31 luglio ha interessato proprio la parte centrale della caldera, attivando sistemi di faglie già coinvolte nella crisi bradisismica in corso. Sono rimaste invece escluse le principali strutture presenti nel settore sommerso della caldera.

L’intelligenza artificiale nel riconoscimento dei terremoti dei Campi Flegrei

Grazie all’impiego di algoritmi di intelligenza artificiale è stato possibile riesaminare tutte le forme d’onda registrate dalla rete sismica dell’INGV – Osservatorio Vesuviano e dalla rete accelerometrica nazionale RAN, individuando anche eventi così piccoli da non essere facilmente riconoscibili attraverso l’ispezione visiva delle tracce. Gli algoritmi sono stati addestrati a riconoscere la sismicità caratteristica dei Campi Flegrei utilizzando come riferimento il catalogo sismico compilato quotidianamente dagli operatori del Laboratorio Sismico dell’INGV – Osservatorio Vesuviano. Questi algoritmi sono stati sviluppati nell’ambito di una collaborazione tra l’INGV-Osservatorio Vesuviano, l’Università di Stanford e l’Università Federico II di Napoli e hanno permesso di riconoscere e localizzare oltre 50000 terremoti registrati tra il 2022 e il 2025 nella caldera dei Campi Flegrei.

Il risultato migliora significativamente la risoluzione con cui è possibile osservare lo sciame: tra il 31 luglio e il 2 agosto gli algoritmi hanno identificato e localizzato oltre 1000 terremoti rispetto ai circa 450 rilevati e analizzati preliminarmente.

Il sistema basato sull’intelligenza artificiale, sviluppato a partire dai dati del catalogo sismico dell’INGV – Osservatorio Vesuviano, è oggi in fase di sperimentazione nella Sala di monitoraggio dell’INGV – OV. L’obiettivo è valutarne l’efficacia come strumento di supporto per analizzare la sismicità in tempo reale o quasi reale, riuscendo a individuare e caratterizzare anche eventi di magnitudo molto bassa. Una volta conclusa la fase di test, questo strumento affiancherà il personale in turno e il Laboratorio di Sismologia, aiutandoli a individuare più rapidamente l’attività sismica ai Campi Flegrei, compresi gli eventi di magnitudo molto bassa. Questo permetterà di correlare rapidamente queste informazioni con gli altri parametri monitorati. L’approccio multiparametrico può infatti consentire di individuare tempestivamente eventuali variazioni nella dinamica del sistema vulcanico, inclusi possibili segnali associati a movimenti di magma, fin dalle loro primissime manifestazioni rilevabili.

L’intelligenza artificiale applicata allo studio dello sciame sismico del 31 luglio – 2 agosto 2026

La figura 2 e il video mostrano la distribuzione spaziale dei terremoti avvenuti nel corso dello sciame. In grigio sono riportati i terremoti utilizzati come eventi di riferimento: si tratta degli eventi meglio localizzati registrati tra il 2022 e il 2025. La loro distribuzione permette di riconoscere le principali aree che si sono attivate sismicamente nel corso dell’attuale fase di unrest e di confrontarle con quelle interessate dallo sciame iniziato il 31 luglio. I pannelli laterale e inferiore mostrano invece le proiezioni verticali della sismicità e consentono di ricostruire la distribuzione degli ipocentri in profondità.

 Figura 2

Figura 2 – Terremoti registrati ai Campi Flegrei tra le 17:46 UTC del 31 luglio 2026 e le 12:00 del 2 agosto 2026 identificati grazie all’algoritmo di Intelligenza Artificiale descritto in Tan et al. (2025). La dimensione dei cerchi è proporzionale alla magnitudo del terremoto e il colore indica il tempo di occorrenza dell’evento contato a partire dalle 17:44 del 31/07/2026, secondo la palette riportata nel pannello in basso. I pannelli laterale ed inferiore mostrano le due proiezioni verticali. In grigio sono riportati i terremoti registrati tra il 2022 e il 2025 e meglio localizzati in modo da evidenziare le aree che si sono attivate durante l’attuale unrest.

L’immagine evidenzia come durante lo sciame si sia attivato gran parte del settore centrale della caldera, coinvolgendo strutture già interessate dalla sismicità degli ultimi anni. La sequenza è iniziata con il terremoto Md = 4.7, localizzato sotto la Solfatara a circa 2.4 km di profondità. Successivamente, la sismicità si è spostata verso sud-ovest, diventando mediamente più superficiale, con ipocentri concentrati prevalentemente tra 1 e 2 km di profondità. Nell’area a ovest del porto di Pozzuoli si è verificato il terremoto Md = 3.8, il secondo evento più energetico dell’intero sciame. Lo sciame si è concluso con eventi che hanno generalmente interessato l’area del duomo lavico di Monte Olibano, localizzati a profondità inferiori a un chilometro.

Questo sciame mostra una caratteristica tipica dei terremoti dei Campi Flegrei: la superficialità degli ipocentri. Tutti i terremoti analizzati sono infatti localizzati nei primi 3 km della crosta. Proprio questa superficialità contribuisce a spiegare perché lo scuotimento sismico possa risultare particolarmente intenso nell’area epicentrale, pur attenuandosi rapidamente con l’aumentare della distanza. È un comportamento caratteristico della sismicità di molte aree vulcaniche: terremoti anche di magnitudo moderata, quando avvengono a profondità molto ridotte, possono produrre accelerazioni e scuotimenti significativi nelle zone immediatamente sovrastanti l’ipocentro.

I meccanismi focali degli eventi a più alta energia dello sciame sismico.

L’analisi delle forme d’onda sismiche ha permesso di determinare anche i meccanismi focali dei due eventi più energetici dello sciame. Il meccanismo focale di un terremoto fornisce un’indicazione sul tipo di movimento avvenuto lungo la faglia che ha generato il terremoto.

Il terremoto Md = 4.7 delle 17:46 UTC del 31 luglio presenta un meccanismo focale indicativo di un regime deformativo di tipo estensionale. L’orientazione del piano di faglia è compatibile con quella osservata per altri terremoti registrati nello stesso settore della caldera (Figura 3).

Figura 3

Figura 3 – Rappresentazione del meccanismo focale del terremoto registrato ai Campi Flegrei il 31 luglio 2026 alle 17:46 UTC, con magnitudo Md = 4.7. Questo tipo di rappresentazione è detta “beach ball” e mostra, in modo semplificato, l’orientazione della faglia e il tipo di movimento che ha generato il terremoto. Poiché la localizzazione dell’evento è affetta da incertezza, sono stati calcolati diversi possibili meccanismi focali. Nell’immagine è mostrata la sovrapposizione di tutte le soluzioni ottenute. Tutte le soluzioni indicano un meccanismo prevalentemente estensivo, con un piano di faglia orientato generalmente NE–SW. Il piano presenta un’inclinazione elevata rispetto all’orizzontale, circa 40° – 60°. È inoltre presente una componente di spostamento laterale.

Anche il terremoto Md = 3.8, avvenuto alle 20:00 UTC del 31 luglio, mostra un meccanismo simile (Figura 4). In questo caso, tuttavia, l’orientazione del piano di faglia risulta approssimativamente ortogonale rispetto a quella dell’evento Md = 4.7. La soluzione è simile a quella ottenuta per il terremoto Md = 4.4 registrato nella stessa area il 13 maggio 2025. Questo suggerisce la riattivazione di strutture già coinvolte nella sismicità recente della caldera.

Figura 4

Figura 4 – Rappresentazione, tramite beach ball, del meccanismo focale del terremoto registrato ai Campi Flegrei il 31 luglio 2026 alle 20:00 UTC, con magnitudo Md = 3.8. La beach ball rappresenta in modo semplificato il tipo di movimento lungo la faglia che ha generato il terremoto. Poiché la localizzazione dell’evento è affetta da incertezza, sono stati calcolati diversi possibili meccanismi focali. Nell’immagine è mostrata la sovrapposizione di tutte le soluzioni ottenute. La soluzione sovrapposta mostra una buona stabilità del meccanismo focale: l’incertezza riguarda principalmente una moderata variazione dell’orientazione del piano di faglia e non un cambiamento sostanziale del tipo di meccanismo. Il meccanismo mostra una forte componente di spostamento laterale, con una direzione NW-SE.

Nel corso dello sciame sono stati registrati altri quattro terremoti con Md > 3. Due si sono verificati poco a sud dell’ipocentro dell’evento Md = 4.7, un altro molto vicino alla zona interessata dal terremoto Md = 3.8 e un quarto in prossimità dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Quest’ultimo evento è stato localizzato a una profondità di appena 200 metri. Le sue forme d’onda mostrano una marcata componente a bassa frequenza (oscillazioni lente) e un’elevata risonanza (oscillazioni che persistono più a lungo).

Queste caratteristiche sono probabilmente influenzate dall’estrema superficialità dell’ipocentro, dalla ridotta distanza dell’epicentro dalle stazioni sismiche che per prime hanno registrato l’evento e dalle proprietà del mezzo roccioso attraversato dalle onde. Segnali con caratteristiche analoghe sono stati osservati anche per altri terremoti avvenuti nella stessa area. La loro particolare forma d’onda è legata alla presenza di fluidi idrotermali e alla forte eterogeneità che caratterizza la porzione più superficiale della crosta dei Campi Flegrei.

In conclusione, lo sciame del 31 luglio – 2 agosto offre una fotografia ad altissima risoluzione della sismicità della caldera: oltre 1000 piccoli e grandi terremoti che, analizzati nel loro insieme, permettono di seguire nello spazio e nel tempo l’attivazione delle strutture più superficiali dei Campi Flegrei e di confrontarla con quella osservata durante gli anni dell’attuale fase di unrest. Tutti i terremoti identificati durante questo sciame sono stati localizzati nella zona centrale della caldera su strutture che si erano già attivate durante la fase attuale di unrest; sono rimaste invece escluse da questa sequenza le faglie nel settore sommerso della caldera.

Bibliografia

Del Gaudio, Carlo, Ida Aquino, Giuseppe P. Ricciardi, Ciro Ricco, and Roberto Scandone. “Unrest episodes at Campi Flegrei: A reconstruction of vertical ground movements during 1905–2009.” Journal of Volcanology and Geothermal Research 195, no. 1 (2010): 48-56.

Pappalardo, Lucia, Luisa Ottolini, and Giuseppe Mastrolorenzo. “The Campanian Ignimbrite (southern Italy) geochemical zoning: insight on the generation of a super-eruption from catastrophic differentiation and fast withdrawal.” Contributions to Mineralogy and Petrology 156, no. 1 (2008): 1-26.

Tan, Xing, Anna Tramelli, Sergio Gammaldi, Gregory C. Beroza, William L. Ellsworth, and Warner Marzocchi. “A clearer view of the current phase of unrest at Campi Flegrei caldera.” Science 390, no. 6768 (2025): 70-75.

 

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