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Il terremoto di magnitudo Md 4.7 del 31 luglio 2026: cosa ci racconta la rete accelerometrica urbana dei Campi Flegrei

di Domenico Patanè, Claudio Martino e Giuseppe Occhipinti

Vai all'articolo originale sul blog INGV Vulcani

Questo articolo prova a rispondere ad alcune delle tante domande che in questi giorni la comunità che abita e vive nell’area flegrea si pone: che impatto ha il ripetersi di terremoti sulle nostre case? Cosa può fare la tecnologia per valutare velocemente i danni prodotti da un evento come quello del 31 luglio scorso e come può aiutarci a capire quali manufatti sono più esposti ai danni da terremoto? L’INGV, in questo senso, ha messo in campo tecnologia e conoscenze scientifiche che permettono di dare alcune semplici risposte a problemi complessi. Una delle risposte è resa possibile dai dati acquisiti dalla rete accelerometrica urbana dei Campi Flegrei.

L’articolo è strutturato in una prima parte generale, una seconda parte più tecnica e di approfondimento e nelle considerazioni conclusive.

La rete delle stazioni accelerometriche

A partire dal 2024, il Centro di Monitoraggio Sismico Urbano e delle Infrastrutture (CMSU) dell’INGV ha contribuito al potenziamento della rete delle stazioni accelerometriche dell’Osservatorio Vesuviano (strumenti che registrano l’accelerazione del suolo anziché, come i normali sismografi, la sua velocità).

Questa rete è capace non solo di registrare i terremoti, ma anche di osservare in tempo reale come il territorio, gli edifici e le infrastrutture rispondono allo scuotimento sismico.

Oggi la rete accelerometrica dei Campi Flegrei integra i dati acquisiti dalle stazioni dell’Osservatorio Vesuviano, del CMSU e della Rete Accelerometrica Nazionale del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, fornendo una copertura osservativa tra le più dense disponibili per un’area vulcanica attiva (Figura 1). A questa rete territoriale si affiancano alcune installazioni sperimentali del CMSU all’interno di edifici rappresentativi del patrimonio edilizio dell’area flegrea, con sensori collocati sia al piano terra sia ai piani superiori.

Figura 1. Distribuzione delle stazioni accelerometriche utilizzate nel monitoraggio sismico urbano dei Campi Flegrei, ottenuta dall'integrazione delle reti dell'Osservatorio Vesuviano (OV), del Centro di Monitoraggio Sismico Urbano e delle Infrastrutture (CMSU) e della Rete Accelerometrica Nazionale (RAN). La stella rossa indica l'epicentro del terremoto del 31 luglio 2026. A destra è riportata la localizzazione degli edifici pilota in cui è stata installata la strumentazione; in basso gli edifici attualmente monitorati.

Figura 1 – Distribuzione delle stazioni accelerometriche utilizzate nel monitoraggio sismico urbano dei Campi Flegrei, ottenuta dall’integrazione delle reti dell’Osservatorio Vesuviano (OV), del Centro di Monitoraggio Sismico Urbano e delle Infrastrutture (CMSU) e della Rete Accelerometrica Nazionale (RAN). La stella rossa indica l’epicentro del terremoto del 31 luglio 2026. A destra è riportata la localizzazione degli edifici pilota in cui è stata installata la strumentazione; in basso gli edifici attualmente monitorati.

Questa configurazione consente di misurare sia il moto del terreno che il modo in cui case e infrastrutture rispondono ai movimenti del suolo. È così possibile misurare direttamente gli effetti di amplificazione locale del moto, legati alle caratteristiche geologiche del sito, e analizzare come “vibrano” le strutture. Queste informazioni costituiscono una base fondamentale per comprendere il comportamento degli edifici durante i terremoti e per sviluppare sistemi sempre più efficaci di monitoraggio dello stato di salute delle strutture e di prevenzione del rischio sismico. Infatti, anche in uno stesso luogo, edifici con caratteristiche diverse possono rispondere alle sollecitazioni di un terremoto in modo diverso e questa differenza può produrre una diversa distribuzione del danno.

Gli edifici pilota

Gli edifici pilota evidenziati nella figura 1 sono oggetto di una sperimentazione che prevede l’impiego di un numero limitato di punti di misura (in genere 2-3) e sensori accelerometrici di nuova generazione, capaci di registrare con elevata sensibilità e bassissimo rumore intrinseco le tre componenti del moto (ossia gli spostamenti del suolo in direzione nord-sud, est-ovest e verticale).

La strumentazione è generalmente collocata sia al piano terra sia all’ultimo piano, permettendo di misurare direttamente i fenomeni di amplificazione dinamica dell’edificio, cioè il modo in cui la struttura “vibra” durante un terremoto, e di seguirne l’evoluzione nel tempo, evidenziando eventuali modifiche del suo comportamento. Pur basandosi su un numero limitato di sensori, questa configurazione è generalmente sufficiente per descrivere il comportamento complessivo dell’edificio e individuare eventuali variazioni delle sue caratteristiche dinamiche, che possono rappresentare un indicatore di possibili modifiche dello stato della struttura, legate, per esempio, a ripetute sollecitazioni a seguito dei numerosi eventi sismici avvenuti nel tempo.

Questo costituisce l’obiettivo principale della sperimentazione in corso, finalizzata a migliorare la stima della vulnerabilità e della probabilità di danneggiamento degli edifici durante i terremoti. Questo approccio rappresenta uno degli sviluppi più innovativi del monitoraggio sismico urbano, perché consente di seguire nel tempo l’evoluzione del comportamento degli edifici e di individuare precocemente eventuali segnali di deterioramento o danneggiamento.

Il terremoto del 31 luglio 2026

Il terremoto di magnitudo durata (Md) 4.7 ± 0.3, avvenuto il 31 luglio 2026 alle ore 19:46:43 (epicentro indicato dalla stella rossa in Figura 1) e localizzato 2.6 km di profondità, rappresenta, insieme all’evento di Md 4.6 del 30 giugno 2025localizzato nel Golfo di Pozzuoli a 3.9 km di profondità, uno dei terremoti di maggiore energia registrati con una rete strumentale ai Campi Flegrei. Sebbene i due eventi presentino magnitudo comparabili, i loro effetti sul territorio sono significativamente differenti, anche per effetto della diversa localizzazione epicentrale e della differente distribuzione dello scuotimento rispetto all’area urbana di Pozzuoli, confermando che la sola magnitudo non è sufficiente a descrivere il potenziale impatto di un terremoto.

Il terremoto del 31 luglio 2026 è stato chiaramente avvertito dalla popolazione dell’area flegrea e dell’intera area metropolitana di Napoli ed è stato registrato simultaneamente da tutte le stazioni della rete accelerometrica urbana. A differenza del terremoto del 30 giugno 2025, che pur essendo stato ampiamente percepito non aveva provocato danni significativi, il sisma del 31 luglio 2026 ha causato decine di feriti e numerosi danneggiamenti, soprattutto nel comune di Pozzuoli, dove sono stati evacuati 11 edifici e circa 800 persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni. Nelle ore successive la sequenza sismica è proseguita con oltre 200 terremoti di minore energia, tra cui una scossa di magnitudo Md 3.8.

La disponibilità di una densa rete accelerometrica ha consentito di ricostruire con elevato dettaglio la distribuzione dello scuotimento e di elaborare, quasi in tempo reale, i principali parametri relativi allo scuotimento del suolo (parametri strong motion), le mappe di intensità attesa e numerosi indicatori che permettono di stimare il potenziale impatto del terremoto sul territorio, sugli edifici e sulle infrastrutture.

Cosa abbiamo misurato?

Uno degli sviluppi più innovativi e recenti è rappresentato da PSAVE, una piattaforma di elaborazione automatica in tempo reale dei dati accelerometrici, attualmente in fase di sperimentazione. Il sistema è in grado di fornire, 2-3 secondi dopo l’arrivo delle prime onde registrate dalla reteuna prima stima dell’intensità macrosismica attesa, ovvero una stima degli effetti che un terremoto potrebbe produrre sulla popolazione, sulle costruzioni e sull’ambiente. La piattaforma riporta anche i valori  dei principali parametri di strong motion, tra i quali l’accelerazione di picco (Peak Ground Acceleration – PGA, ovvero la massima accelerazione del suolo registrata durante il terremoto) e la velocità di picco (Peak Ground Velocity – PGV, cioè la massima velocità di oscillazione del terreno), aggiornandoli progressivamente con l’acquisizione di una porzione sempre maggiore del segnale sismico. La disponibilità in tempo quasi reale di questi parametri consente di valutare rapidamente la distribuzione dello scuotimento e i possibili effetti sul territorio, con l’obiettivo di fornire un prezioso supporto alle attività di Protezione Civile e alla gestione dell’emergenza, individuando rapidamente le aree di maggior danno.

Il pannello superiore della Figura 2 mostra la distribuzione dell’intensità macrosismica attesa, stimata automaticamente dopo soli 3 secondi dal primo arrivo delle onde sismiche utilizzando i valori di velocità di picco del suolo (Peak Ground Velocity-PGV, cioè la massima velocità di oscillazione del terreno). Nel pannello inferiore della stessa figura, per confronto, viene mostrata la mappa macrosismica elaborata dall’INGV sulla base dei questionari compilati dalla popolazione. Le due mappe, pur derivando da informazioni completamente differenti — misure strumentali nel primo caso ed effetti osservati nel secondo — mostrano una notevole coerenza nella distribuzione spaziale delle intensità. Per noi questo confronto è un  risultato importante che dimostra come una rete accelerometrica urbana sufficientemente densa possa fornire, già nelle primissime fasi successive a un terremoto (alcuni secondi), una valutazione quantitativa e geograficamente dettagliata dello scuotimento realmente percepito dalla popolazione.

Figura 2 – Confronto tra la distribuzione dell’intensità macrosismica attesa, ottenuta automaticamente da PSAVE a partire dai valori osservati di PGV dopo 3 secondi dall’inizio dell’evento (in alto), e la mappa macrosismica elaborata dall’INGV (https://e.hsit.it/46725592/) sulla base dei questionari compilati dalla popolazione (in basso). Il confronto evidenzia la buona corrispondenza tra le stime strumentali e gli effetti osservati.

Per chi vuole saperne di più

I sistemi di allerta precoce dei terremoti  (Earthquake Early Warning, EEW)

I sistemi convenzionali di allerta precoce dei terremoti (Earthquake Early Warning, EEW) sono orientati principalmente a stimare nel più breve tempo possibile le caratteristiche del terremoto, come il tempo di origine, la posizione dell’epicentro e la magnitudo. Viceversa, PSAVE adotta un approccio basato sull’impatto atteso (definito impact-based EEW) grazie al quale stima direttamente lo scuotimento che esso produrrà e i possibili effetti sul territorio, sugli edifici e sulle infrastrutture, fornendo informazioni più direttamente utili alle autorità di Protezione Civile per la gestione dell’emergenza.

Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma rispetto ai sistemi tradizionali di EEW: l’obiettivo non è più soltanto identificare rapidamente il terremoto, ma stimarne fin dai primi secondi i possibili effetti sul costruito e sulle infrastrutture, fornendo una valutazione quantitativa del suo impatto atteso.

Le registrazioni acquisite dalla rete accelerometrica dei Campi Flegrei consentono oggi di ottenere una descrizione estremamente dettagliata dello scuotimento realmente osservato sul territorio. Le mappe dell’accelerazione di picco del suolo PGA e della velocità di picco del suolo PGV riportate in Figura 3, mostrano la distribuzione dei valori massimi osservati direttamente alle singole stazioni, senza ricorrere ad alcuna interpolazione dei dati.

Figura 3. Distribuzione spaziale dei valori massimi osservati di accelerazione di picco (PGA) e velocità di picco (PGV) del suolo, registrati dalla rete accelerometrica urbana dei Campi Flegrei durante il terremoto del 31 luglio 2026. In alto sono riportate le mappe ottenute considerando la componente massima tra Z, N ed E; in basso sono mostrati i valori numerici registrati in ciascuna stazione. La rappresentazione evidenzia la forte variabilità spaziale dello scuotimento e la diversa distribuzione di PGA e PGV.

Figura 3 – Distribuzione spaziale dei valori massimi osservati di accelerazione di picco (PGA) e velocità di picco (PGV) del suolo, registrati dalla rete accelerometrica urbana dei Campi Flegrei durante il terremoto del 31 luglio 2026. In alto sono riportate le mappe ottenute considerando la componente massima tra Z, N ed E; in basso sono mostrati i valori numerici registrati in ciascuna stazione. La rappresentazione evidenzia la forte variabilità spaziale dello scuotimento e la diversa distribuzione di PGA e PGV.

Le mappe di distribuzione della PGA e della PGV evidenziano come lo scuotimento non sia uniforme neppure all’interno di un’area relativamente ristretta. Si osservano infatti differenze significative tra stazioni poste anche a poche centinaia di metri di distanza, e ciò dimostra il ruolo determinante delle condizioni geologiche locali e dei cosiddetti effetti di sito, che possono amplificare o attenuare lo scuotimento sismico.

Le due mappe della Figura 3 mostrano che la distribuzione della PGA non coincide perfettamente con quella della PGV. Questo significa che le aree in cui il terreno raggiunge le accelerazioni massime non sono necessariamente le stesse in cui gli edifici sono maggiormente sollecitati. La PGA misura il valore massimo dell’accelerazione raggiunto durante il terremoto, mentre la PGV descrive meglio il movimento complessivo del terreno ed è generalmente più rappresentativa degli effetti che lo scuotimento può produrre sugli edifici e sulle infrastrutture. Per questo motivo, l’analisi congiunta di questi due parametri consente di descrivere in modo più realistico gli effetti del terremoto e rappresenta la base per stimare non solo dove il terreno ha tremato di più, ma anche dove è più probabile che si verifichino danni alle costruzioni.

Approfondimento su altri parametri ingegneristici usati per lo studio del movimento del suolo

Oltre ai tradizionali parametri di strong motion appena descritti (come PGA e PGV), oggi l’ingegneria sismica impiega anche indicatori più evoluti, come l’Acceleration Spectrum Intensity, la Velocity Spectrum Intensity e l’Housner Intensity, che descrivono in modo più completo gli effetti del terremoto, considerando non solo i valori massimi dello scuotimento, ma anche come la sollecitazione sismica si distribuisce nei diversi intervalli di periodo (o, in modo equivalente, alle diverse frequenze), consentendo una descrizione più rappresentativa della risposta degli edifici. Tra questi, l’Acceleration Spectrum Intensity (ASI) è risultato particolarmente utile perché descrive la risposta degli edifici in modo più completo rispetto alla sola PGA, tenendo conto di come lo scuotimento si distribuisce nei diversi periodi di vibrazione.

La piattaforma PSAVE calcola automaticamente i valori di ASI in tre intervalli di periodo  (0,1-0,5 s, 0,4-0,8 s e 0,7-1,0 s), rappresentativi di differenti tipologie strutturali. I valori ottenuti possono quindi essere utilizzati per produrre mappe di scuotimento, costruire curve di fragilità e stimare, in modo probabilistico, il livello di danno atteso per le diverse tipologie edilizie. Il loro utilizzo ha evidenziato come uno stesso terremoto possa produrre effetti molto differenti non solo in funzione delle caratteristiche costruttive degli edifici, ma anche della distribuzione spaziale dello scuotimento.

Per il terremoto del 31 luglio 2026 e, più in generale, per eventi di analoga magnitudo nell’area flegrea, le analisi indicano che, in termini probabilistici, gli edifici bassi e medio-alti possono risultare maggiormente esposti agli effetti dello scuotimento nelle aree prossime all’epicentro. Mentre la probabilità di danno  tende a diminuire rapidamente con la distanza, in accordo con la distribuzione dell’Acceleration Spectrum Intensity e con le verifiche effettuate sugli edifici monitorati.  Per brevità non vengono riportati nel dettaglio i risultati quantitativi delle curve di fragilità e delle analisi probabilistiche del danno. I risultati ottenuti evidenziano le potenzialità dell’approccio impact-based EEW per una valutazione rapida degli effetti dei terremoti sul costruito nell’area dei Campi Flegrei e, più in generale, per lo sviluppo di sistemi di monitoraggio e supporto alle decisioni basati sull’impatto atteso.

I risultati del monitoraggio degli edifici dei Campi Flegrei in cui sono installati accelerometri

Quanto finora descritto consente di stimare, a scala urbana, gli effetti attesi del terremoto e la probabilità di danneggiamento delle diverse tipologie edilizie. Un ulteriore livello di approfondimento è reso possibile dalla presenza di accelerometri installati direttamente all’interno degli edifici, che permettono di osservare come le singole strutture rispondono realmente allo scuotimento sismico e di confrontare tale risposta con quella registrata al suolo.

Un esempio significativo è rappresentato dall’edificio pilota ED001, situato a circa 2,7 km dall’epicentro. La Figura 4 confronta gli spettri di risposta registrati durante il terremoto del 31 luglio 2026 alla base e alla sommità dell’edificio. Gli spettri di risposta descrivono come lo scuotimento si distribuisce alle diverse frequenze/periodi di vibrazione e permettono di evidenziare il modo in cui una struttura modifica e amplifica il moto del terreno. Rispetto alle registrazioni acquisite alla base (stazione OCF03), quelle misurate in sommità (stazione OCF02) mostrano un’evidente amplificazione dello scuotimento. In particolare, la componente verticale risulta sensibilmente amplificata, principalmente per effetto del comportamento dinamico del solaio dove è installato il sensore. Le componenti orizzontali nord-sud ed est-ovest (N ed E nella Figura 4) mostrano invece che la massima amplificazione si concentra intorno a un periodo di circa 0,75 s, in accordo con le caratteristiche dinamiche dell’edificio.

In parole semplici, questi risultati mostrano che un edificio non si limita a seguire passivamente il movimento del terreno, ma durante un terremoto oscilla secondo le proprie caratteristiche costruttive e può amplificare lo scuotimento rispetto a quello registrato al suolo. Questo spiega perché, anche in assenza di danni strutturali significativi, ai piani superiori possono verificarsi sollecitazioni maggiori, con possibili danni a tramezzi, controsoffitti, impianti, arredi e ad altri elementi non strutturali, che rappresentano spesso la principale causa dell’inagibilità degli edifici dopo un terremoto.

Tali risultati dimostrano come il monitoraggio permanente degli edifici consenta non solo di valutarne il comportamento globale durante i terremoti, ma anche di identificare le bande di frequenza nelle quali possono manifestarsi amplificazioni significative, con possibili ripercussioni sia sugli elementi strutturali sia, soprattutto, sugli elementi non strutturali e sugli impianti presenti all’interno degli edifici.

Figura 4. Confronto tra gli spettri di risposta registrati alla base (in alto, OCF03) e alla sommità (in basso OCF02) dell'edificio pilota ED001 durante il terremoto del 31 luglio 2026. L'amplificazione osservata nell’ultimo solaio (terrazzo) evidenzia il comportamento dinamico della struttura e lo spostamento del periodo di massima risposta verso circa 0.75 s.

Figura 4 – Confronto tra gli spettri di risposta registrati alla base (in alto, OCF03) e alla sommità (in basso OCF02) dell’edificio pilota ED001 durante il terremoto del 31 luglio 2026. L’amplificazione osservata nell’ultimo solaio (terrazzo) evidenzia il comportamento dinamico della struttura e lo spostamento del periodo di massima risposta verso circa 0.75 s.

Conclusioni

Le reti di monitoraggio sismico urbano e i sistemi automatici per il controllo continuo dell’attività sismica rappresentano oggi uno degli strumenti più efficaci per la valutazione e la mitigazione del rischio sismico. Sebbene negli ultimi due decenni siano stati compiuti importanti progressi nello sviluppo delle reti di monitoraggio su scala nazionale e regionale, la realizzazione di reti accelerometriche dedicate agli ambienti urbani è ancora limitata rispetto alle reali esigenze dei territori maggiormente esposti. Il loro potenziamento, in particolare nelle aree densamente popolate e ad elevata pericolosità sismica, costituisce un’opportunità strategica per migliorare la conoscenza della risposta sismica locale, ottimizzare le politiche di prevenzione e rafforzare i sistemi di allerta precoce.

La prevenzione e la mitigazione del rischio devono tradursi in azioni concrete. Mitigare significa trasformare le conoscenze scientifiche in interventi mirati, orientando le strategie di riduzione del rischio, la pianificazione degli interventi e il rafforzamento della capacità di risposta delle comunità.

In questa prospettiva si inserisce il progetto SAFE-Flegrei dell’INGV, di prossima attivazione, che prevede il potenziamento della rete accelerometrica urbana flegrea mediante l’installazione di circa un centinaio di nuovi accelerometri in edifici strategici e rilevanti, tra cui scuole, edifici pubblici e strutture ad alta frequentazione. L’integrazione tra monitoraggio sismico urbano, monitoraggio strutturale, algoritmi di Impact-based EEW consentirà di realizzare ai Campi Flegrei uno dei più avanzati laboratori europei per lo studio della risposta sismica urbana. L’obiettivo non sarà soltanto osservare i terremoti, ma comprenderne in tempo quasi reale i possibili effetti sul patrimonio costruito, fornendo alla Protezione Civile strumenti sempre più efficaci per supportare le decisioni, definire le priorità d’intervento e rafforzare la resilienza del territorio.

In conclusione, sebbene non sia realistico mettere in sicurezza l’intero patrimonio edilizio nazionale in tempi brevi, è possibile pianificare interventi selettivi e prioritari basati su criteri scientifici, trasparenti e condivisi. In questa visione, la prevenzione non deve essere interpretata come una risposta al rischio già manifestato, ma come un processo continuo di conoscenza, monitoraggio e pianificazione, capace di anticipare gli effetti dei terremoti e di ridurne le conseguenze. L’integrazione tra osservazione sismica, monitoraggio strutturale e strumenti di analisi automatica apre oggi nuove prospettive per una gestione del rischio sempre più proattiva.

Ringraziamenti

Un particolare ringraziamento va ai componenti del Gruppo di Lavoro del CMSU, con particolare riferimento a: G. Aiesi, F. Calvagna, M. D’Amico, M. D’Agostino, F. Liguoro, L. Lodato, S. Mangiagli, D. Pappalardo, A. Rubonello, B. Saraceno, A. Sicali, O. Torrisi e G. Tusa.

Bibliografia

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Iervolino, I.; Cito, P.; De Falco, M.; Festa, G.; Herrmann, M.; Lomax, A.; Marzocchi, W.; Santo, A.; Strumia, C.; Massaro, L.; Scala, A.; Scotto di Uccio, F.; Zollo, A. Seismic Risk Mitigation at Campi Flegrei in Volcanic Unrest. Nature Communications 2024, 15, 10474. https://doi.org/10.1038/s41467-024-55023-1.
Patanè, D.; Martino, C. PSAVE: An Edge-Computing Seismic Framework for Impact-Based Earthquake Early Warning and Structural Monitoring. In preparation, 2026.

Responsabilità e proprietà dei dati

L’INGV, in ottemperanza a quanto disposto dall’Art.2 del D.L.381/1999, svolge funzioni di sorveglianza sismica e vulcanica del territorio nazionale, provvedendo alla organizzazione della rete sismica nazionale integrata e al coordinamento delle reti sismiche regionali e locali in regime di convenzione con il Dipartimento della Protezione Civile.
L’INGV concorre, nei limiti delle proprie competenze inerenti la valutazione della Pericolosità sismica e vulcanica nel territorio nazionale e secondo le modalità concordate nella convenzione biennale attuativa per le attività di servizio in esecuzione dell’Accordo Quadro tra il Dipartimento della Protezione Civile e l’INGV (Periodo 2022-2025), alle attività previste nell’ambito del Sistema Nazionale di Protezione Civile.
In particolare, questo documento, redatto in conformità all’Allegato Tecnico del suddetto Accordo Quadro, ha la finalità di informare il Dipartimento della Protezione Civile circa le osservazioni e i dati acquisiti dalle reti di monitoraggio gestite dall’INGV su fenomeni naturali di interesse per lo stesso Dipartimento.
L’INGV fornisce informazioni scientifiche utilizzando le migliori conoscenze scientifiche disponibili; tuttavia, in conseguenza della complessità dei fenomeni naturali in oggetto, nulla può essere imputato all’INGV circa l’eventuale incompletezza ed incertezza dei dati riportati e circa accadimenti futuri che differiscano da eventuali affermazioni a carattere previsionale presenti in questo documento. Tali affermazioni, infatti, sono per loro natura affette da intrinseca incertezza.
L’INGV non è responsabile dell’utilizzo, anche parziale, dei contenuti di questo documento da parte di terzi, e/o delle decisioni assunte dal Dipartimento della Protezione Civile, dagli organi di consulenza dello stesso Dipartimento, da altri Centri di Competenza, dai membri del Sistema Nazionale di Protezione Civile o da altre autorità preposte alla tutela del territorio e della popolazione, sulla base delle informazioni contenute in questo documento.
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