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Eruzione del Vesuvio del 1944

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Vesuvio 1944

1944 PompeiQuesta eruzione è considerata come il termine di un periodo eruttivo iniziato nel 1913. L'attività stromboliana cominciò da allora a costituire un conetto di scorie all'interno del cratere che aveva raggiunto, nel marzo del '44, un'altezza di 100 m., portando l'altezza del vulcano a 1260 m.

L'eruzione del 1944, descritta in maniera dettagliata da Giuseppe Imbò, allora direttore dell'Osservatorio Vesuviano, fu preceduta da chiari segni premonitori a partire dal 13 marzo, quando si ebbe il collasso del cono di scorie presente all'interno del cratere.

L'eruzione iniziò il 18 Marzo con un aumento dell'attività stromboliana e con piccole colate laviche sul versante orientale e verso Sud. Subito dopo un altro flusso lavico si riversò nell'Atrio del Cavallo e si fermò a 1,2 km da Cercola, dopo aver invaso e parzialmente distrutto gli abitati di Massa di Somma e di S. Sebastiano.Nel pomeriggio del 21 marzo iniziò la seconda fase dell'eruzione caratterizzata da fontane di lava che determinarono l'arresto dell'alimentazione lavica.

A partire da mezzogiorno del 22 marzo si verificò un sensibile cambiamento nello stile eruttivo: la nube eruttiva raggiunse un'altezza di 5 km, mentre lungo i fianchi del cono si innescarono valanghe di detriti caldi e piccoli flussi piroclastici.

flussi-1944
Flussi piroclastici e hot avalanches dell'ultima fase eruttiva.
colonna eruttiva e danni del 1944
A sinistra la colonna eruttiva sostenuta che caratterizzò l'attività dal 22 al 23 marzo.
A destra soldati alleati e civili rimuovono la cenere vulcanica caduta
sull'abitato di S. Giuseppe Vesuviano.

Si verificò, inoltre, una intensa attività sismica fino al mattino del 23 in cui l'attività eruttiva si ridusse alla sola emissione di cenere. L'emissione di cenere chiara che ebbe luogo il 24 marzo preannunciò il termine dell'attività eruttiva, imbiancando il Gran Cono come dopo una nevicata. Le esplosioni gradualmente si ridussero fino a scomparire il giorno 29, quando l'attività si ridusse a nubi di polvere, da attribuire prevalentemente a frane dell'orlo craterico.

I paesi più danneggiati dai depositi piroclastici da caduta furono Terzigno, Pompei, Scafati, Angri, Nocera, Poggiomarino e Cava. Gli abitanti di S. Sebastiano, di Massa e di Cercola, circa 12.000 persone, furono costretti all'evacuazione. Napoli fu favorita dalla direzione dei venti che allontanarono dalla città la nuvola di cenere e lapilli. 
L'eruzione del 1944 è l'ultima eruzione del Vesuvio e segna la transizione del vulcano da stato di attività caratterizzato da condizioni di condotto aperto a condizioni di condotto ostruito, in cui ci troviamo attualmente.

 

I danni prodotti dall'eruzione furono:

  • 26 persone morte nell'area interessata da ricaduta di ceneri a causa dei crolli dei tetti delle abitazioni;
  • 2 centri abitati in parte distrutti dalle colate laviche;
  • 3 anni di raccolti persi nelle aree interessate da ricaduta di ceneri.

Testimonianze storiche e letterarie

L'agente dell'Intelligence Service britannico Norman Lewis, testimone dell'eruzione, nel suo libro "Naples '44" (1978), fornisce un'interessante descrizione dell'avanzata del fronte lavico nella città di San Sebastiano:

[...] la lava si stava inoltrando tranquillamente lungo la strada principale, e ad una cinquantina di metri dal margine di questo cumulo di scorie che lentamente avanzava, una folla di diverse centinaia di persone, in gran parte vestite di nero, pregava inginocchiata. [...] La lava si muoveva alla velocità di pochi metri all'ora, e aveva coperto metà della città con uno spessore di circa 10 metri. La cupola di una chiesa, emergendo intatta dall'edificio sommerso, veniva verso di noi sobbalzando sul suo letto di cenere. L'intero processo era stranamente tranquillo. La nera collina di scorie si scosse, tremò e vibrò un poco e blocchi cinerei rotolarono lungo i suoi pendii. Una casa, prima accuratamente circondata e poi sommersa, scomparve intatta dalla nostra vista. Un rumore da macina, debole e distante, indicò che la lava aveva cominciato a stritolarla. Vidi un grande edificio con diversi appartamenti, che ospitava quello che chiaramente era stato il miglior caffè della città, affrontare la spinta della lava in movimento. Riuscì a resistere per quindici o venti minuti, poi il tremito, gli spasmi della lava sembrarono passare alle sue strutture e anch'esso cominciò a tremare, finché le sue mura si gonfiarono e anch'esso crollò. 
Su tutte le statue che affrontavano la lava dominava in tutti i sensi, per dimensioni, per numero di persone che reggevano la piattaforma, quella dello stesso San Sebastiano.

La scrittrice Maria Orsini Natale nel suo libro "La bambina dietro la porta" ricorda il trenino per il Vesuvio:La funicolare del Vesuvio

Prima dell'eruzione del 1944 partiva da Pugliano, una stazione della Circumvesuviana, il trenino per il Vesuvio.
In un tratto di forte pendenza veniva preso a rimorchio da una motrice con ruota a cremagliera.
Passava poi per la fermata dell'Osservatorio e dell'Eremo e arrivava alla base del gran cono, alla stazione della funicolare per il cratere: quella mitica, quella di Funiculì funiculà, che fu sepolta dalle ceneri dell'eruzione.
I binari del trenino, sempre in quell'ultima catastrofe, furono invasi dalla lava e chi sa dove è andata perduta la fotografia che nella mia casa raccontò quella rovina.
Una rotaia divelta sporgeva dal mare di pietra come naufrago disperato.