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L'Osservatorio Vesuviano nel 1944

L'Osservatorio Vesuviano durante la II Guerra Mondiale
Le vicende belliche, travolsero anche l'Osservatorio Vesuviano, insieme al resto del Paese. A partire dal 10 Novembre del 1940, le incursioni aeree della R.A.F. ebbero come uno degli obiettivi il conetto eruttivo all'interno del cratere. Queste azioni avevano lo scopo di provocare un'eruzione, ma ovviamente non ebbero successo, nonostante i toni trionfalistici della stampa inglese. Giuseppe Imbò, allora Direttore dell'Osservatorio Vesuviano, tuttavia sfruttò queste esplosioni artificiali, insieme ad altre, anch'esse di natura bellica, per studiare la struttura interna del vulcano e delle zona circostante.
L'attività di ricerca iniziò ad essere ostacolata a partire dal Febbraio 1943, dai militari tedeschi, decisi a fare della sede dell'Osservatorio una stazione militare. La situazione si fece ancora più grave dopo l'annuncio dell'armistizio. I bombardamenti divennero più intensi, mettendo a dura prova la stabilità dello stesso edificio e il 16 Settembre i tedeschi iniziarono ad allestire un campo, per fortuna al di fuori delle mura dell'Osservatorio. A quel punto nell'Osservatorio rimanevano solo Imbò che continuava le sue osservazioni scientifiche, sua moglie e un coraggioso custode. Si temeva un possibile saccheggio dell'Osservatorio. Nelle vicinanze, nascosti a breve distanza tra le lave, un gruppo di giovani partigiani, tra cui anche uno dei custodi, era pronto ad intervenire.

aerei da guerra 1944 Bombardieri Alleati in volo sul Vesuvio in eruzione
A sinistra aerei da guerra danneggiati dalla cenere.
A destra bombardieri alleati in volo sul Vesuvio in eruzione..

Con l'arrivo degli alleati la situazione cambiò drasticamente. Sebbene la situazione fosse più tranquilla da un punto di vista militare, l'11 Dicembre 1943 gli americani requisirono gran parte dell'Osservatorio lasciando "sufficient space ... available to allow the continuation of the seismographic instruments volcanic observations" (spazio sufficiente per consentire le osservazioni vulcaniche con gli strumenti sismografici). In pratica ad Imbò fu concessa una sola stanza, funzionante sia da soggiorno che da sala sismica. L'arroganza dei militari, sintetizzata dalla affermazione di un ufficiale: "la vulcanologia non serve alla guerra", prevalse sulle richieste di Imbò che aveva già intuito la possibilità di una prossima eruzione.

Il 13 Marzo Imbò intuì che l'eruzione era imminente. Quando la lava iniziò ad invadere S. Sebastiano e a minacciare Cercola, il loro atteggiamentò cambiò e fu chiesto ad Imbò quanto spazio gli occorresse per i suoi studi. Ma ormai era tardi e l'eruzione iniziò la sua fase più violenta, durante la quale Imbò, sua moglie e un assistente si alternavano a sorvegliare il sismografo, che aveva bisogno di una costante manutenzione. Nel frattempo la pioggia di ceneri e lapilli investiva la zona a Sud del Vesuvio, danneggiando numerosi aerei nel campo d'aviazione americano di Terzigno (vedi foto a lato).
Sarebbe ingiusto tuttavia, non dare merito, alle truppe alleate dell'impegno profuso per aiutare la popolazione, durante e dopo l'eruzione. Furono fornite tende, cibo e medicine alla popolazione di S.Sebastiano e fu predisposto un piano di evacuazione, verso la Sicilia, di un numero crescente di persone, se l'eruzione si fosse protratta nel tempo. A eruzione finita, furono numerosi gli interventi a supporto delle popolazioni, dal ripristino delle reti elettriche e idriche, all'approvvigionamento di cibo.

Le osservazioni scientifiche dell'Osservatorio Vesuviano nel 1944
Durante tutto il periodo bellico, Giuseppe Imbò e i suoi collaboratori, raccolsero scrupolosamente, i dati registrati dai sismografi funzionanti presso l'Osservatorio Vesuviano, l'Istituto di Fisica Terrestre dell'Università di Napoli e l'Osservatorio del Seminario Arcivescovile di Capodimonte. Spesso anche durante i bombardamenti, occorreva rimanere accanto al sismografo per cambiare la carta e per assicurarsi che il penninno non si danneggiasse durante le oscillazioni più forti. sismogrammi 1944Analizzando i sismogrammi generati dall'incursione aerea americana del 1942, dallo scoppio della nave "Caterina Costa" del 28 Marzo 1943, dell'incursione aerea tedesca del 14 Maggio 1944 e di altri avvenimenti di carattere bellico, Imbò fece delle significative deduzioni sulla struttura della crosta terrestre nella zona vesuviana.
Il contributo più importante alla Sismologia e alla Vulcanologia furono le analisi e le interpretazioni dei sismogrammi registrati durante l'eruzione (vedi foto a lato). Le osservazioni, riassunte in un lavoro pubblicato nel 1954, hanno costituito un punto di partenza importante per la moderna Sismologia dei Vulcani e quindi per la sorveglianza sismica dei vulcani attivi. Nei vulcani attivi, vengono spesso registrate delle oscillazioni continue del suolo (tremore vulcanico), che a differenza dei terremoti tradizionali, possono durare anche per ore. Durante la fase più intensa dell'eruzione, il suolo era scosso in maniera così violenta che all'Osservatorio Vesuviano era difficile addirittura rimanere in piedi. Imbò fu uno dei primi sismologi a studiare il tremore vulcanico e a metterlo in relazione con l'attività vulcanica. Fu quindi uno dei primi a quantificare l'attività eruttiva, sulla base dei dati sismici.
Introdusse un parametro che definì "indice di attività sismica" che può essere considerato il precursore di una grandezza oggi definita RSAM (Real time Seismic Amplitude Measurement) e che è di fondamentale importanza nella previsione delle eruzioni. Imbò riteneva che il tremore vulcanico fosse causato dall'azione del degassamento violento del magma sulle pareti del condotto, un'interpretazione che appare tuttora valida.

Foto tratte da:
A. Pesce, G. Rolandi - Vesuvio 1944. L'ultima eruzione. 1994