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Eruzione del 1906

Cronache dell'eruzione del 1906 di Matilde Serao

In cambio di una glaciale disciplina letteraria troverai in queste pagine la storia semplice, profonda e tragica di quella che fu l’eruzione vista coi i miei occhi mortali.

All’inizio il fenomeno è sottovalutato

Le rose, tutte le innumerevoli rose dei cappelli, erano cosparse di cenere … Nulla era più strano di tutta quella gente, di tutti quegli equipaggi, di tutto quel paesaggio, che portavano le tracce curiosissime di un fenomeno tellurico abbastanza raro e di cui, diciamo la verità, nessuno si è preoccupato, salvo, a casa, le cameriere, i domestici, i cocchieri, i mozzi di stalla, che han dovuto portar via tutto, per spazzolare, per lavare, per detergere. In quanto al sottoscritto, vittima del suo dovere, mentre scrive, cade sulla carta la cenere di cui i suoi abbondanti capelli sono cosparsi. Quia pulvis es …

La ferrovia Circumvesuviana

Ha fatto miracoli questa ferrovia, miracoli dovuti all’energia, alla calma e al tatto di Emanuele Rocco, miracoli dovuti all’ottimo direttore Ingarami, miracoli proprio, sdoppiando, triplicando i suoi treni …

La gente di Boscotrecase e i visitatori

Quietissimi i popolani e le popolane di Boscotrecase fanno cornice ai touristes e nessuno piange e non vi sono volti sparuti e nessuno si lagna, nessuno domanda o pretende niente.

Il prete di Boscotrecase

Questo prete è ardentissimo ed efficacissimo, da due giorni parla, predica, consiglia la calma, consiglia la fiducia al popolo di Boscotrecase

La colata di lava

A poco a poco il fascino di questa cosa tremenda, di questo mare nero e pietroso che è stato fuoco, che è ancora fuoco dentro ci prende tutti, i più schivi, le donne, i vecchi, i bimbi, si avvicinano imprudentemente e mettono i bastoni nella fornace e vi mettono gli ombrellini, e stuzzicano follemente la fornace e vi piegano il volto su e quasi vi mettono la persona, con un orrore mescolato di audacia, con una nuova follia. Intanto romba il Vesuvio proprio su di noi.

L’evento assume le proporzioni di un disastro e si diffonde la paura

Esso minaccia, ancora, oscuramente, misteriosamente, troppe persone e troppi paesi. Esso ormai fa paura ai più scettici e ai più audaci.

Accorata esortazione alla classe dirigente e ai mezzi di informazione

Che ognuno faccia il suo dovere e al flagello si opporrà un’altra massa di volontà, pesante e ragionante… Trionfi il sangue freddo e l’ostinata volontà di combattere il flagello e la vittoria sarà dell’uomo. Finisca questa follia di menzogne, d’invenzioni, di esagerazioni, finisca questa pazzia allarmista, finisca questa infamia delle false notizie, in certi giornali, solo per vendere delle copie. Chi, ha cuore lo mostri consigliando con tutte le proprie forze la calma, soccorrendo i miseri, provvedendo ai bisogni materiali e morali di tutte le vittime del sinistro.

Testimonianza dello scenario dell’eruzione nelle città vesuviane

… si sa che la ferrovia Circumvesuviana è interrotta, si comprende quanto sia difficile andare dove è necessario e andarvi presto, e andarvi utilmente.

Una vettura ci porta via da Napoli nelle ore pomeridiane e lasciamo la città in uno stato penoso, in una quiete insolita. E man mano che passiamo dal ponte della Maddalena a San Giovanni a Teduccio spariscono gli ultimi viandanti, solamente ogni tanto ci sorpassa un’automobile, pieno di gente mascherata e imbacuccata, ci sorpassa un car a bancs chiuso fra sordide cortine, ci sorpassa un tram carico zeppo di gente, ma nessuno ride, nessuno parla.

Deserto e solitudine a Portici, non una donna a una finestra, non una persona innanzi a una casa.

Noi pensiamo: troveremo vita in Torre Annunziata che è focolare di pensiero, di azione, di lavoro… Così pensiamo e così speriamo, entrando in Torre Annunziata. Ahimè! Ecco qualche carro di mobili, che viene via, è un malato, un vecchio sopra un materasso, in una carrozzella. Tutto ciò se ne va lentamente verso Napoli… Al grido terribile che la lava si avanza verso la città, in una notte tremila persone hanno abbandonato i loro tetti, hanno raccolto i loro cari e i loro averi e sono fuggiti, a Nocera, a Castellammare, a Sarno, a Salerno, a Napoli, in Calabria, in Basilicata.

Ha avuto anche il suo morto Somma Vesuviana: in contrada Margarita, un vecchio, Raffaele, detto Tuppete, è morto nel suo letto, sotto il suo povero tetto crollato… Gli uomini curvano il capo e tacciono … Essi dicono che la loro miseria è niente a confronto di Ottaviano distrutta, a confronto di San Giuseppe di Ottaviano dove son più di 150 morti. E noi impallidiamo. Ma è vero dunque? Per il lapillo, per le pietre senza lava, al punto opposto dell’eruzione è stata distrutta Ottaviano? Per il lapillo, per le pietre, per la cenere, sono morti tanti uomini a San Giuseppe di Ottaviano, mentre per la lava, nessuno o quasi nessuno è morto, altrove? Andiamo, dunque, poiché è vero.

Dalla triste notte del sabato sulla domenica, fra le prime minacce dell’orrida bufera, le campane delle chiese hanno suonato a stormo e tutti sono andati a pregare: è cresciuta la pioggia è diventata impetuosa, feroce. Allora il parroco Luigi d’Ambrosio ha convocato i suoi fedeli nella chiesa dell’Oratorio di San Giuseppe. Quanti erano? Trecento? Forse trecento… A un tratto, con un rombo immenso, sotto il peso della cenere è crollato il tetto della chiesa, … su quelli che pregavano. Forse cento, forse ottanta sono giunti a fuggire, pazzi di terrore: è fuggito e si è salvato il parroco d’Ambrosio, ma da cento a centoventi persone sono restate schiacciate sotto le pietre e sotto le travi antiche della vecchia chiesa … Ora, mentre li dissotterrano i morti non appaiono sfracellati: appaiono quasi morti per soffocazione, per asfissia. Sono molte le donne: molti, ahimè, i bambini… Ovunque è passata la lava, la gente era fuggita, ovunque è piovuto il fango la gente ha potuto fuggire, ovunque sono stati pericoli gravi, da Boscotrecase a Torre Annunziata, a Resina, a Torre del Greco, là sono corsi gli aiuti. Qui, qui da Ottaviano a San Giuseppe, attraverso la solitudine, l’abbandono, è passata l’ospite terribile, la Morte.

La critica agli allarmisti e agli speculatori

Vedremo più tardi, ma non molto più tardi, chi siano stati in questa orrenda catastrofe, tutti i vigliacchi, i perversi gli speculatori … che hanno gittato il panico più invincibile fra la gente … cagionando così, per la loro avidità, i danni più irreparabili alla popolazione sotto il Vesuvio, impressionando Napoli, specialmente tentando di distruggerne la vita! E anche degli sciocchi bisognerà dire, degli sciocchi che ammorbano la vita pubblica con il loro cretinismo, degli sciocchi che sono un castigo di Dio, oltre la lava e oltre la pioggia di cenere, degli sciocchi che impediscono la gente di talento e di volontà di operare, degli sciocchi che sono un vero disastro.

Il riconoscimento a chi ha aiutato

Ma non un istante di più si deve tardare a proclamare chi siano stati, chi continuano ad essere, gli eroi di questa bufere di orrore e di strazio: i soldati sono stati gli eroi... Eroi non solo di coraggio, ma d’instancabilità; eroi non solo di impeto, ma di fedeltà; eroi non solo di fronte al pericolo, ma di fronte alle fatiche, ai disagi alle privazioni.

L’esortazione all’arcivescovo di Napoli e al clero per rassicurare il popolo

Queste immense nuvole ora bigie, ora livide ora rossastre e ora nere che ci arrivano sul capo, che si allargano dal Vesuvio sino a noi, che coprono il mare, che coprono la città, che celano il sole, che oscurano l’aria, queste nuvole, che più tardi, si disfano in pioggia lunga e desolante di cenere, queste nuvole che la scienza dichiara innocue, che l’ esperienza conosce innocue, che tutte le testimonianze dei tempi e della storia vesuviana dicono innocue, queste nuvole che avvolgono Napoli e la rendono tetra e oppressa, danno un grande spavento al popolo … Il terrore si è fatto strada, si è diffuso nelle forme più puerili e anche più invincibili e ormai il popolo napoletano non ragiona più su niente, il suo terrore è diventato una follia… Nulla possiamo fare noi coi giornali giacchè il popolo napoletano, in gran parte, ahimè, non sa leggere… Voi, arcivescovo nostro, dovete vincere questo pericolo. Voi dovete parlare al popolo, ancora una volta e con la parola tranquilla e ferma, dirgli che la sua vita non è in pericolo, che esso nulla ha da temere dai nembi che l’eruzione ci manda, dalla cenere che cade sulle vie e sulle case. Chiamate a voi il vostro clero e ditegli di parlare al popolo …

Invito alle donne alla solidarietà

Donne di Napoli, … a cui mai un povero, mai un infelice si è rivolto in vano, … Cercateli questi profughi: essi sono dappertutto … Celebratela, questa Pasqua, nella fratellanza coi miseri!

a cura di F. Sansivero, F. Giudicepietro, G. P. Ricciardi

 

Danni dell'eruzione del 1906

danni dell'eruzione del 1906- Ottaviano
Danni dell'eruzione del 1906
Danni dell'eruzione 1906
Danni dell'eruzione del 1906

a cura di F. Sansivero, F. Giudicepietro, G. P. Ricciardi

Foto tratte da:
A. Pesce, G. Rolandi - Vesuvio 1944. L'ultima eruzione. 1994

Altre fonti:
G. Imbò - Annali dell'Osservatorio Vesuviano. 1949; A. Nazzaro - Il Vesuvio, storia eruttiva e teorie vulcanologiche. 1997

 

Cronologia illustrata dell'eruzione del 1906

Descrizione degli eventi Immagini

4 aprile

Il Vesuvio inizia la sua attività con una modesta colata di lava. Da Napoli nulla faceva presagire l'inizio di un'eruzione che avrebbe tristemente segnato l'area vesuviana.
Eruzione del Vesuvio - 4 aprile 1906

5 aprile

Una nuova colata lavica inizia da una bocca a quota 800 m. Piccoli franamenti del cratere centrale segnano un incremento dell'attività esplosiva sommitale.
5-aprile-1906

6 aprile

Nuove bocce si attivano a Bosco Cognoli, sul versante SE del vulcano e nell'Atrio del Cavallo. La colate laviche sono ormai copiose ma non minacciano ancora i paesi vesuviani.
6 aprile 1906

7 aprile

Una nuova bocca si apre a Terzigno. Nel pomeriggio si ha un aumento dell'attività esplosiva che culminerà nella notte. Iniziano le prime evacuazioni.
7 aprile 1906

8 aprile

Le prime ore del giorno vedono il collasso del cratere sommitale e le colate raggiungere Boscotrecase e la periferia di Torre Annunziata. E' l'apice dell'attività esplosiva. Crollano tetti a Ottaviano per l'accumulo di cenere: vi sono numerosi morti.
8 aprile 1906

9 aprile

Le colate principali si arrestano, la sismicità diminuisce fino quasi a scomparire, l'atmosfera intorno al vulcano è pervasa da una fitta nube di cenere. La fase parossistica dell'eruzione è cessata.
9 aprile 1906

10 aprile

A causa del peso della cenere crolla la tettoia del mercato nel quartiere Monteoliveto a Napoli: 11 morti e 30 feriti. L'eruzione continua diminuendo di intensità nei giorni a seguire, fino a terminare il 21 aprile.
10 aprile 1906

a cura di F. Sansivero, F. Giudicepietro, G. P. Ricciardi

Foto tratte da:
A. Pesce, G. Rolandi - Vesuvio 1944. L'ultima eruzione. 1994

Altre fonti:
G. Imbò - Annali dell'Osservatorio Vesuviano. 1949; A. Nazzaro - Il Vesuvio, storia eruttiva e teorie vulcanologiche. 1997

 

L'eruzione del Vesuvio del 1906

Vesuvio 4 - 21 aprile 1906

La nube eruttiva il giorno 8 aprileE’ la mattina del 4 aprile 1906, ore 5.30 circa, da una bocca a quota 1.200 m sul versante meridionale del Vesuvio inizia a fuoriuscire una piccola colata di lava. Giuseppe Mercalli è sulla cima del vulcano e osserva preoccupato fratture radiali interessate da fumarole che si sono generate poco sopra la bocca. L’attività stromboliana del Vesuvio era sensibilmente aumentata a partire da metà marzo e le scosse di terremoto erano sempre più frequenti ed intense. Lo scienziato sospetta che tutti questi segni siano premonitori di un’eruzione esplosiva ormai imminente. E il suo sospetto si rivela fondato.

E’ questo l’inizio della maggiore eruzione del Vesuvio nel 20° secolo.
Nei due giorni seguenti si attivarono altre bocche laterali a quota 800 m, sullo stesso versante meridionale,  a quota 600 m, poco più ad est, a quota 800 m sul versante sud-est ed infine nell'Atrio del Cavallo. Contemporaneamente l'attività esplosiva al cratere sommitale si fece sempre più intensa per raggiungere il suo apice nella notte tra il 7 e 8 aprile. Due forti scosse, avvertite in quella notte con spavento in tutti i paesi vesuviani, segnarono il collasso della parte sommitale del Gran Cono mentre la lava scorreva veloce a sud-est devastando l'abitato di Boscotrecase. La nube eruttiva, ormai imponente, iniziava a depositare cenere e lapilli nei paesi vesuviani ad est del vulcano tra cui Ottaviano e S.Giuseppe Vesuviano.

Ritaglio del giornale

Il giorno 8 l'attività esplosiva continuò violenta: la caduta di cenere, oltre ad interessare sensibilmente Napoli, raggiunse anche la Puglia (~1 cm).
Dal pomeriggio del 9 aprile si arrestarono le colate principali e l'attività sismica scomparse quasi del tutto mentre la nube eruttiva continuava a depositare cenere nell'area vesuviana

Mappa delle colate generate dall'eruzione del 1906-click per ingrandire

Nella notte del 10 si ebbe l'ultima colata significativa dalle bocche di Bosco Cognoli che si arrestò poco prima di Boscotrecase. Nei giorni successivi l'attività andò diminuendo sempre più (ad eccezione di sporadici episodi esplosivi più intensi nei giorni 13 e 15) fino a cessare del tutto il 21 aprile, data in cui ebbe termine l'eruzione.

L’accumulo di cenere e lapilli causò crolli e distruzioni nei paesi vesuviani. Secondo quanto comunicato dalla Prefettura di Napoli al console di Francia, a Ottaviano e S. Giuseppe vi furono 197 morti e 71 feriti. In totale si contarono 216 morti e 112 feriti gravi (Nazzaro, 1997). Nella sola Napoli il crollo della tettoia del mercato di Monteoliveto, situato nell'attuale Piazza Carità, causò 11 morti e 30 feriti. Oltre 34.000 furono i profughi.

icona pdfOpuscolo redatto dall'Osservatorio Vesuviano nel 2006 per il centenario dell'eruzione

a cura di F. Sansivero, F. Giudicepietro, G. P. Ricciardi

 

L'Osservatorio Vesuviano nel 1906

L'Osservatorio Vesuviano nel 1906Nel corso dell'eruzione del 1906 il direttore del Reale Osservatorio Vesuviano era Raffaele Vittorio Matteucci, in carica dal 1903 fino alla sua morte nel 1909. Il Direttore mantenne costantemente aggiornate le autorità e la popolazione sull'andamento dell'eruzione utilizzando il telegrafo della vicina caserma dei Carabinieri.
In forte contrasto con alcuni organi di stampa dell'epoca per l'eccessivo allarmismo, non abbandonò mai l'Osservatorio anche durante le fasi più drammatiche dell'eruzione.
Per il suo impegno scientifico e sociale il Re Vittorio Emanuele III nominò Matteucci Commendatore dell'Ordine di S.Maurizio e S.Lazzaro e del Merito Civile di Bulgaria, ebbe inoltre una Medaglia d'oro e una Targa commemorativa.
Di seguito è riportata la lettera scritta da Matteucci alla fine dell'eruzione del 1906 in cui, consapevole dell'importante ruolo sociale dell'Osservatorio Vesuviano, si fece carico di sottoscrivere una raccolta di fondi a favore delle popolazioni delle aree devastate dall'eruzione.

lettera matteucci

Vesuvio

23 Aprile 1906

Gli avvenimenti svoltisi in questi ultimi giorni al Vesuvio ed i frangenti in cui l’Osservatorio Vesuviano, assieme al suo personale, si è trovato, sono oramai conosciuti dal mondo intero. Sarebbe quasi ozioso se io ne riparlassi qui.

Voglio invece accingermi ad un’opera utile col manifestare il mio più intenso desiderio che, nell’interesse della scienza e del decoro italiano, l’Istituto da me diretto possa ricevere quel razionale impulso che è reclamato dalle scienze d’oggi.

Trovatomi nel centro degli immensi disastri prodotti dall’eruzione, mi trovo anche nel centro del dolore che opprime le disgraziate popolazioni circumvesuviane, delle quali ben conosco le condizioni passate e presenti, nonché le imperiose necessità.

Bisogna soccorrerle!

Col cuore affranto dalle penose impressioni riportate e con la speranza di contribuire alla beneficenza universale, annunzio che ho aperto una sottoscrizione a vantaggio di questi poveri Paesi.

R. V. Matteucci

 

Gente al lavoro nell'Osservatorio Vesuviano - 1906

 

La strumentazione sismica dell'Osservatorio Vesuviano nel 1906
(fonte: "L'impianto sismico dell'Osservatorio Vesuviano" - Malladra, 1914)

 

  1. Due sismoscopi Cancani, a effetto multiplo (acquisto del Prof. Semmola, 1900)
  2. Due orologi sismoscopici Agamennone (acquisto del Prof. Semmola, 1900)
  3. Serie di quattro pendoli Cavalleri (dono del Cav. Guzzanti, 1905)
  4. Tromometro del P. Bertelli ( dono del Cav. Guzzanti, 1905)
  5. Microsismoscopio registratore del Guzzanti (acquisto del Prof. Matteucci, 1905)
  6. Sismoscopio registratore del Cancani (acquisto del Prof. Matteucci, 1906)
  7. Sismoscopio Palmieri-De Rossi (acquisto del Prof. Matteucci, 1906)
  8. Sismoscopio a doppio pendolo verticale Agamennone (acquisto del Prof. Matteucci, 1906)
  9. Sismoscopio Brassart a doppio effetto, per scosse ondulatorie (acquisto del Prof. Matteucci, 1906)
  10. Sismoscopio Brassart a doppio effetto, per scosse sussultorie (acquisto del Prof. Matteucci, 1906)
  11. Sismometrografo Agamennone a due velocità (acquisto del Prof. Matteucci, 1906)
  12.   Macrosismometrografo Agamennone a 3 componenti (acquisto del Prof. Matteucci, 1906)
  13. Coppia di pendoli orizzontali Stiattesi, gr. mod. (acquisto del Prof. Matteucci, 1906)
  14.   Sismografo elettromagnetico di Palmieri (fisso e portatile)

a cura di F. Sansivero, F. Giudicepietro, G. P. Ricciardi