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Macedonio Melloni

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img-vesuvio Macedonio Melloni (Parma, 1798 - Napoli, 1854),da giovane fu studente del Politecnico di Parigi. Tornato a Parma, fu nominato professore di Fisica presso l'Università Ducale. Qui si dedicò alla meteorologia (barometria, termometria e igrometria), poi, trasferitosi a Ginevra nel 1831, compì studi sul calore raggiante. Per questi stessi studi lavorò a Parigi con Leopoldo Nobili, collaborando ad una ricerca sul termomoltiplicatore. I suoi lavori gli valsero, su proposta di Faraday, la medaglia Rumfordiana della Società Reale di Londra nel 1835. Una commissione composta da Arago, Biot e Poisson lo nominò Socio corrispondente di Fisica generale dell' Istituto Francese.

Nel 1839 fu chiamato a Napoli da Ferdinando II di Borbone quale Professore Onorario di Fisica e direttore dell'erigendo Osservatorio Vesuviano. Per il suo coinvolgimento nei moti liberali del 1848 Melloni fu rimosso da tutte le cariche pubbliche. Tuttavia, per i suoi meriti scientifici, gli fu concesso l'esilio a Villa Moretta, a Portici, dove nel lungo periodo che vi trascorse continuò e sviluppò i suoi studi sulle proprietà dell'energia radiante, ottenendo importanti risultati. Fu in questo periodo che le ricerche di fisica a Napoli ebbero grande sviluppo ed i Gabinetti Universitari si arricchirono di molti ed innovativi apparecchi scientifici.

Per i suoi studi Melloni ideò un ingegnoso elettroscopio dalle caratteristiche molto diverse da quelle dei tradizionali elettroscopi a foglie. Lo strumento fu realizzato dal costruttore Saverio Gargiulo e completato, nel 1855, dopo la morte di Melloni. Le caratteristiche di questo strumento sono riportate in un manoscritto, che Melloni intendeva presentare al Congresso dell'Accademia delle Scienze di Napoli; poiché la morte lo raggiunse pochi giorni prima del Congresso, il suo manoscritto fu letto da Antonio Nobile (1794-1863), eminente astronomo dell'Osservatorio di Capodimonte di Napoli.

Alla morte di Melloni, i suoi apparecchi, insieme ad altri strumenti acquistati a Parigi e Londra per l'Osservatorio e non utilizzati, furono venduti dalla vedova alla Scuola di Fisica. Successivamente, alla caduta della Monarchia Borbonica, tutti gli strumenti della Scuola furono assegnati al Gabinetto di Fisica dell'Università di Napoli, fondato nel 1861.