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Catalogo storico delle eruzioni del Vesuvio dal 1631 al 1944

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Catalogo storico delle eruzioni del Vesuvio dal 1631 al 1944
A cura di Giovanni Ricciardi, Maddalena De Lucia e Flora Giudicepietro.
Il catalogo è basato su fonti storiche letterarie la cui completa bibliografia si trova in:G. Riccirardi - Diario del Monte Vesuvio (INGV) e A. Nazzaro – Il Vesuvio. Storia eruttiva e teorie vulcanologiche. Liguori, 2001.

N.Id Data Descrizione
1 1631
16 - 17 Dic
Eruzione esplosiva subpliniana - Caduta di frammenti piroclastici a E e NE. Flussi piroclastici a Barra, S. Sebastiano, Leucopetra, Portici, Resina,Torre del Greco. Colate di fango a S. Paolo Belsito, Pomigliano, Mariglianella. L’eruzione cominciò con l’apertura di una frattura nel fianco sudoccidentale del vulcano e la formazione di una colonna eruttiva. alta circa 15 chilometri da cui ricaddero pomici ricche di leucite e mica, con abbondanti litici calcarei. Il mattino successivo sprofondò la parte superiore del Gran Cono e si formarono dei flussi piroclastici che giunsero al mare e fecero avanzare la linea di costa. Vi furono anche colate di fango. Furono emessi 500 milioni di metri cubi di materiale juvenile. Vennero distrutte case e aree coltivate. Il paesaggio fu completamente sconvolto. Le vittime furono 6000 o 10000. I danni furono valutati in 25 milioni di ducati. Molto tempo prima dell’eruzione sul fondo del cratere si erano formati tre laghetti di acqua calda e mineralizzata e delle fumarole calde utilizzate come sudatori. Eventi sismici avvenuti a Napoli il 9 aprile 1508 e nel 1561. Frequenti terremoti furono registrati a partire da almeno sei mesi prima dell’eruzione. Tremori e boati, variazioni nelle acque dei pozzi, dal 10 dicembre 1631. Distacco di una grossa frana dal Gran Cono nel gennaio 1630. Forte attività sismica anche durante l’eruzione. A causa dell’eruzione la parte superiore del Gran Cono fu distrutta, e l’altezza del vulcano si abbassò di circa 450 m.
2 1637 Eruzione esplosiva - Emissione di “cenere bianca e bituminosa”.
3 1649 Nov Eruzione esplosiva
4 1660 Lug Eruzione mista - Attività esplosiva ed effusiva. Emissione di cenere nera
5 1682 Ago Eruzione mista - Torre del Greco, Ottaviano, Nocera, Pagani, Cava e S. Sebastiano.
Attività stromboliana. Alte fontane di lava. Caduta di ceneri.
6 1685 Ott Eruzione mista - Attività stromboliana. Fontane di lava
7 1689 Dic Eruzione mista - Attività stromboliana. Fontane di lava
8 1694
6 Apr -2 Mag
Eruzione mista - S. Giorgio a Cremano, Torre del Greco, Boscotrecase. Attività effusiva con colate a nordovest e sud. A Napoli caddero ceneri. Le lave ebbero origine da fratture alla base del cono che si stava ricostruendo. L’eruzione fu accompagnata da scosse sismiche che vennero avvertite anche a Napoli
9 1696
25 Lug - 13 Ago
Eruzione mista - S. Giorgio a Cremano. Nubi di cenere. Una colata di lava si diresse verso NW.
10 1697
Feb, Set, Dic
Eruzione mista - Resina e Torre del Greco. Colate di lava verso ovest-sud ovest e attività stromboliana.
Diversi episodi eruttivi durante l’anno.
11 1698
19 Mag - 19 Giu
Eruzione mista - Torre del Greco e Ottaviano. Forte attività stromboliana. Colate di lava verso ovest, sud ovest, dove arriva fin quasi al mare, e nord est. Distruzione di campi coltivati. Prima dell’eruzione vi furono deformazioni del suolo che provocarono l’arretramento delle acque del mare, e una notevole attività esplosiva.
12 1701
1 - 7 Lug
Eruzione effusiva - Boscotrecase e Campitello di Ottaviano (S. Giuseppe Vesuviano). Colate di lava verso est e sud. Incendi nei boschi e nei campi. L’eruzione fu preceduta da attività esplosiva.
13 1707
20 Lug -1 8 Ago
Eruzione esplosiva - Ottaviano, Boscotrecase e Napoli. Nubi di cenere con caduta di prodotti piroclastici e colate di fango. Colate di lava limitata alla parte alta del vulcano. Distruzione di campi coltivati. L’eruzione fu preceduta da attività esplosiva e da terremoti. Presso la chiesa di S. Caterina a Formello, a Porta Capuana a Napoli, fu costruita per l’occasione un’edicola votiva a S. Gennaro, tuttora esistente.
14 1714
21-30 Giu
Eruzione mista - Lave verso Boscotrecase, Torre Annunziata e Ottaviano. Cenere verso le aree nordorientali del vulcano. Colate di lava molto fluide si diressero a est e a sud; nubi di cenere verso nordest. Distruzione di boschi, vigneti e campi coltivati.
15 1717
6-8 Giu
Eruzione mista - Torre del Greco, Trecase. Una colata di lava molto fluida si riversò sul versante meridionale del vulcano e si divise in due diramazioni, delle quali una si diresse verso sud est, l’altra verso sud ovest. Dal cratere tracimò un’altra colata che si suddivise in altri quattro rami. Vi furono anche fontane di lava. Distruzione di boschi, vigneti e campi coltivati per 1200 moggi. Presenza di blocchi carbonatici fossiliferi tra i proietti eruttati. La lava scorse dentro un vallone piuttosto inciso, chiamato Fosso Bianco. L’eruzione fu prima laterale, poi sommitale.
16 1723
25 Giu -4 Lug
Eruzione mista - Lave a Ottaviano, piroclastiti a Ottaviano, Nola, Palma, Sarno, Gragnano, Nocera, Pagani, Cava, Sanseverino e Salerno. Attività stromboliana e caduta di prodotti piroclastici verso est. Colata di lava verso nord est. Distruzione di boschi, vigneti e campi coltivati.
17 1724
12 – 22 Set
Eruzione mista - Torre del Greco. Attività esplosiva e colata di lava verso sud ovest. Distruzione di boschi, vigneti e campi coltivati.
18 1730
19 - 30 Mar
Eruzione effusiva - Località Mauro di Ottaviano. Colata di lava verso est. Distruzione di boschi e campi coltivati.
19 1737
19 Mag -6 Giu
Eruzione mista - Lave a Torre del Greco e Boscotrecase. Caduta di prodotti piroclastici a Somma Vesuviana, Ottaviano e Nola. Forte attività esplosiva, con dispersione dei prodotti piroclastici a nord est, ed effetti anche a Napoli. Le lave dirette a ovest ammontavano a circa 10.4 milioni di metri cubi. A Torre del Greco distrutte le chiese del Purgatorio e del Carmine. Crollo dei tetti a Ottaviano e rottura dei vetri delle finestre a Nola. Crolli a Napoli.
Lo studio e l’osservazione di questa eruzione fu affidata all’Accademia delle Scienze di Napoli dal re Carlo III di Borbone. L’autore fu Francesco Serao, segretario dell’Accademia e professore di medicina presso l’Università di Napoli. L’eruzione fu accompagnata da forte attività sismica. Dopo l’eruzione il vulcano si presentò sensibilmente abbassato di quota, e caratterizzato da un ampio cratere. Per Antonio Nazzaro l’eruzione “segna come un confine tra un comportamento eruttivo caratterizzato da attività di un cono che si andava sviluppando nell’ampia voragine del 1631 e un’attività con il cono ormai sviluppato”.
20

1751 – 1752
25 Ott - 25 Mar

Eruzione effusiva - Lave a Ottaviano, Boscotrecase e Torre Annunziata. La bocca da cui tracimò la lava si aprì sul fianco sudorientale del vulcano. La lava si ingrottò, fuoriuscendo poco più a valle e formando delle finte nuove bocche eruttive da cui proseguì il suo cammino nel Vallone del Fruscio, oltrepassandolo e dirigendosi ancora più a valle, a sud e sud est. Lave per 40 milioni di metri cubi. I danni ammontarono a circa 81.500 ducati. Distruzione di campi coltivati, vigneti, boschi. Prima dell’eruzione si era formato, nel cratere centrale, un conetto dal quale si elevavano “immense fiamme, immensi vapori e immense ceneri e pietre”. L’eruzione fu preceduta da attività sismica avvertita anche a Napoli.
21 1754 – 1755
2 Dic - 17 Mar
Eruzione mista - Lave a Ottaviano, Boscotrecase e Boscoreale; caduta di piroclastiti nel vallone della Vetrana, Torre del Greco e Portici. La lava scaturì da una frattura sul fianco meridionale del vulcano. La colata principale si divise in tre diramazioni (vedi località interessate). Durante l’eruzione si ebbe continua attività stromboliana al cratere, con fontane di lava il 19 gennaio. Nel corso dell’eruzione più volte si aprirono fratture sul fianco meridionale del vulcano, dalle quali fuoriuscì lava piuttosto fluida. Lave per 80 milioni di metri cubi. Danni per 102.300 ducati. Distruzione di boschi, campi, vigneti. Prima dell’eruzione si era formato un conetto di scorie da attività stromboliana, che crollò dopo l’eruzione. L’eruzione non fu preceduta da attività sismica.
22 1760-1761
23 Dic - 5 Gen
Eruzione mista - Lave a Torre del Greco e Boscotrecase. Caduta di ceneri in penisola sorrentina e in Cilento. L’eruzione fu fortemente eccentrica. Circa quindici “monticelli” (coni di scorie) si formarono lungo una frattura a circa 300 metri slm, sul fianco meridionale del vulcano. Da alcuni di essi fuoriuscì la lava, scorrendo verso sud e dividendosi in due rami, di cui uno si fermò a 300 metri dal mare. Altri conetti produssero nubi di cenere e attività esplosiva. Distruzione di boschi, campi coltivati a causa della lava, che attraversò anche la “strada regia”; abitazioni distrutte dai terremoti. Lave per circa 9 milioni di metri cubi. Prima dell’eruzione si ebbe una forte attività sismica, tremore del suolo e un insolito “fremito” del mare.
23 1767
19 – 27 Ott
Eruzione mista - Lave a Ercolano, S. Giorgio a Cremano e Boscotrecase. Si formò una frattura sul fianco settentrionale del cono. Da questa frattura fuoriuscì una colata di lava che si diresse verso nord ovest. Da un’altra bocca sul fianco meridionale, una colata si diresse a sud. Si formò anche una nube esplosiva dalla quale ricadde cenere. Nella fase terminale dell’eruzione si ebbero colate di fango provocate da forti piogge. Lave per circa 6 milioni di metri cubi; ceneri per 600.000 metri cubi. Distruzione di campi coltivati e danni agli edifici. L’eruzione fu preceduta da un sensibile abbassamento del livello della falda freatica. Durante l’eruzione si verificarono notevoli spostamenti d’aria, anche a mare, e, nella fase finale, forti piogge. Si rilevarono, inoltre, insoliti tremori del suolo, originati da esplosioni (“aria impetuosamente dilatata dal gran fuoco”).
24 1770
Mar
Eruzione mista - Versante orientale del cono vesuviano. Riapertura della frattura dell’eruzione del 1767 sul fianco settentrionale e formazione di una colata di lava diretta ad est. Attività stromboliana. L’eruzione fu preceduta da un sensibile abbassamento del livello di falda.
25 1771
1 – 11 Mag
Eruzione mista - Versante occidentale del cono vesuviano. Apertura di una frattura da cui fuoriuscì una colata di lava che scorse nel canale dell’Arena, giungendo all’eremo della Vetrana, e proseguì lungo il percorso della lava del 1767. Danni a campi coltivati e alla produzione della seta. Il flusso lavico produsse una spettacolare cascata di lava, fenomeno che attrasse molti curiosi, tra cui il re e la regina. Questa cascata è riprodotta in un’opera di Pietro Fabris.
26 1779
3 - 15 Ago
Eruzione mista - Lave a Resina. Caduta di piroclastiti a Ottaviano, Somma, Massa, Nola, S. Paolo Belsito, Palma e Avella. Apertura di fratture e relativi dissesti a Torre Annunziata. Dal fianco settentrionale del Cono scaturì una colata di lava che scorse fin quasi a Resina. Anche la frattura meridionale si riattivò, con spaccature che interessarono Torre Annunziata e proseguirono verso il mare. Vi fu una forte attività stromboliana con fontane di lava dell’altezza di alcuni chilometri e una colonna eruttiva alta oltre 4 chilometri sospinta dai venti in direzione est. L’eruzione fu inoltre accompagnata da forti piogge che diedero origine a colate di fango, che scorsero principalmente nelle aree a nordest del vulcano. Lave e piroclastiti per 4 milioni di metri cubi. I danni ammontarono a circa 200.000 ducati e furono provocati soprattutto dalla caduta di frammenti piroclastici e dallo scorrimento di colate di fango. Crolli delle abitazioni provocati dai terremoti. L’eruzione fu accompagnata da notevole attività sismica e da fratture del suolo.
Le ceneri vennero sospinte verso est dai venti in quota arrivando ad Avellino, Benevento, e in Puglia.
27 1794
15 - 24 Giu
Eruzione mista - Lave a Torre del Greco e nei territori a monte di Ottaviano. Si aprirono delle bocche lungo la frattura occidentale del Montedoro (località dove si trova l’attuale ospedale Maresca a Torre del Greco), tra 320 e 480 metri di quota. Da qui fuoriuscì una colata di lava che giunse a Torre del Greco e si spinse fino al mare per circa 100 metri. Un’altra colata si diresse verso nordest. Al cratere vi fu una vivace attività esplosiva, con fontane di lava e nubi di ceneri. Circa 21 milioni di metri cubi per le lave e 44 milioni di metri cubi per i prodotti piroclastici. La città di Torre del Greco fu totalmente distrutta dalla lava e circa 15000 abitanti fuggirono. 322 moggi di terreno coltivato furono distrutti. Danni per 5 milioni di ducati. L’eruzione fu preceduta da forte attività sismica. Il campanile della basilica di Torre del Greco, non essendo stato ricostruito dopo quest’eruzione, è attualmente della stessa altezza della chiesa, che è stata invece ricostruita al disopra della lava.
28 1804
15 Ago - 15 Ott
Eruzione mista - Lave tra Torre del Greco e Torre Annunziata, località Camaldoli. Colate di lava verso sudovest e attività esplosiva stromboliana al cratere centrale. Distruzione di vigneti, con danni per 60.000 ducati. A partire da almeno un mese prima dell’eruzione furono rilevate deformazioni del suolo.
29 1805
13 febbraio – 12 agosto
Eruzione mista - Ercolano, Torre del Greco e zona zompresa tra Torre del Greco e Torre Annunziata. Colate di lava verso sudovest e verso sud. Fontane di lava. Attività stromboliana. La colata di lava emessa il 12 agosto fu straordinariamente fluida, tanto da percorrere 3 miglia in 4 minuti e raggiunse il mare in località Villa Inglese (tra Torre del Greco e Torre Annunziata).
30 1806
31 Mag – 5 Giu
Eruzione mista - Lave verso i Camaldoli della Torre. Caduta di ceneri vulcaniche a Nola, Sorrento, Massalubrense, fino a Benevento. Fontane di lava e colata di lava verso sud-sudovest. Distruzione di campi coltivati e vigneti. L’eruzione fu preceduta da un forte terremoto e accompagnata da tremore sismico.
31 1810
11 Set
Eruzione mista - Ercolano, Boscotrecase e Ottaviano. Diversi flussi lavici scaturirono in corrispondenza di almeno quattro bocche poste lungo la frattura anulare originata dall’eruzione del 1631. Le lave si diressero verso ovest-nordovest e verso sudest. Nube di cenere. Distrutti almeno 300 moggi di campi coltivati.
32 1812
1 - 4 Gen
Eruzione mista - Torre del Greco. Fontane di lava e colata di lava verso sudovest. Distruzione di campi coltivati. Danni esigui.La colata di lava era larga 2000 metri e spessa 6-10 metri.
33 1813
25 - 27 Dic
Eruzione mista - Lave a Boscotrecase e Torre del Greco. Caduta di ceneri ad Acerra, Napoli e Ischia. L’eruzione ebbe inizio con una forte esplosione accompagnata dal crollo di parte del cono. Attività stromboliana e colata di lava verso sud. Due mesi prima dell’eruzione fu osservata la diminuzione del livello di falda della zona vesuviana.
34 1817
22 - 26 dic
Eruzione effusiva - Torre del Greco e località Mauro. La colata principale si diresse ad est, verso il Mauro, un’altra colata scorse verso sudovest. La zona del Mauro è ubicata tra Terzigno e Boscotrecase.
35 1822
21 Ott -10 Nov
Eruzione mista - Lave verso Ottaviano, Boscotrecase ed Ercolano. Caduta di piroclastiti verso Boscotrecase e Torre Annunziata. Ceneri rossastre a Ottaviano, Pomigliano, Casoria, Napoli, Barra e Resina. Colate di fango sui versanti settentrionali e orientali del Somma e del Vesuvio. L’eruzione cominciò con emissioni di fumo e lave. Poi si ebbero fontane di lava, di cui una alta circa 2000 metri, visibile da Napoli, seguita dalla formazione di una nube eruttiva da cui ricaddero frammenti piroclastici verso sudest. Dopo una breve pausa, nel pomeriggio del 22 ottobre una colonna eruttiva si innalzò fino a circa 4000 metri, e da essa ricaddero ceneri grossolane. Si ebbe quindi il collasso della parte orientale del cratere, accompagnato dalla fuoriuscita di una notevole quantità di lava che si diresse verso Boscotrecase. Nella serata del 22 vi fu una forte attività sismica e numerose fontane di lava. Nella notte si formò una nuova nube eruttiva dalla quale particelle piroclastiche furono scagliate verso sudest. Nel pomeriggio del giorno 23 si formò una nuova colonna eruttiva, meno alta della precedente, da cui ricaddero prima ceneri grossolane e, dalla notte, finissime ceneri rossastre. La mattina del 25 da una nuova nube eruttiva ricaddero ceneri rossastre verso nord; nello stesso giorno cominciarono le piogge. Per diversi giorni si ebbero piogge miste a ceneri, prima rossastre, poi bianche, che provocarono la formazione di colate di fango alle falde del vulcano. Lave per 66 milioni di metri cubi; piroclastiti per 48 milioni di metri cubi. Distruzione di campi coltivati, boschi, vigneti ed abitazioni. L’inizio dell’eruzione fu accompagnato da terremoti. Fu l’eruzione più violenta del secolo XIX. In seguito all’eruzione il cratere si abbassò di circa 93 metri sul lato sudoccidentale. Gli spessori dei depositi piroclastici da caduta alla distanza di 5 miglia dal cratere erano compresi tra circa mezzo centimetro e 25 centimetri (verso sud). La mattina del 24 ottobre, durante l’emissione di ceneri rossastre, che si depositarono fino ad oltre 100 miglia dal vulcano, Napoli e tutti i paesi del versante settentrionale furono avvolti dall’oscurità. Nel corso dell’eruzione la gente ripulì i tetti dalla cenere accumulata per impedirne il crollo. Il tetto della chiesa di S. Anna a Boscotrecase crollò per il peso delle ceneri.
36 1834
23 Ago - 10 Set
Eruzione effusiva - Lava tra Boscoreale e Ottaviano (villaggi di Caposecchi e S. Giovanni). Le bocche che alimentarono la fuoriuscita della lava si formarono sul lato orientale, alla base del Gran Cono, in corrispondenza della frattura anulare relativa all’eruzione del 1631. La colata si diresse verso sud est. Lave per 15 milioni di metri cubi. L’area sepolta dalla lava era di circa 3.8 milioni di metri quadri. Distruzione di abitazioni e coltivazioni. La strada tra Ottaviano e Boscotrecase fu coperta dalla lava. 800 senzatetto. Nel corso di questa eruzione fu emessa la “più lunga delle correnti scaturite dal Vesuvio a memoria d’uomo”, la colata di Caposecchi. La piattaforma craterica con conetto di scorie sprofondò il 25 agosto. Durante e dopo l’eruzione si registrarono singolari eventi meteorologici, in qualche modo correlati ad essa: grandinata a Matera il 6 ottobre con chicchi delle dimensioni di una noce, caldo eccessivo.
37 1839
1 – 5 Gen
Eruzione mista - Lave a monte di S. Giorgio a Cremano e Boscotrecase. Caduta di cenere vulcanica a Boscotrecase e Ottaviano, fino a Sorrento. L’eruzione cominciò con una colata di lava che dal cratere si diresse verso il Colle del Salvatore, con associata attività esplosiva e caduta di lapilli. Il giorno 2 si formarono altri due flussi lavici, che si diressero verso ovest e sud est. L’attività esplosiva proseguì, provocando la caduta di lapilli e ceneri, prevalentemente a sud. Scienziati napoletani compirono diverse osservazioni e misurazioni dell’eruzione: Ernesto Capocci valutò l’altezza raggiunta dai proietti (circa 1100 piedi), Arcangelo Scacchi misurò la profondità del cratere dopo l’eruzione (circa 268 metri).
38 1850
5 Feb - 2 Mar
Eruzione mista - Lave verso Terzigno. Caduta di ceneri e lapilli a Ottaviano e Torre Annunziata. Si formarono delle bocche sul lato settentrionale e su quello orientale del vulcano da cui fuoriuscì lava che scorse verso sud est, lungo il percorso della colata lavica del 1834. L’attività esplosiva provocò la caduta di lapilli e ceneri. Lave per 20 milioni di metri cubi. Distruzione di campi coltivati. L’eruzione fu preceduta dall’abbassamento del livello di falda. La colata di lava era lunga circa 9 chilometri. Dopo l’eruzione si segnalarono mofete.
39 1855
1 - 28 Mag
Eruzione effusiva - Massa di Somma e territorio a monte di S. Giorgio a Cremano. Una colata di lava, alimentata da almeno undici bocche apertesi sul fianco settentrionale del vulcano, si diresse verso nordovest, scorrendo lungo l’Atrio del Cavallo e formando una spettacolare cascata nel salto con il sottostante Fosso della Vetrana. Dopo, la colata si biforcò in due rami principali, di cui uno si diresse verso S. Giorgio, e l’altro verso Massa di Somma e S. Sebastiano. Lave per 30 milioni di metri cubi. Distruzione di coltivazioni (200 moggi) per 30.000 ducati e di case per 5.000 ducati. Precursori dell’eruzione furono lo sprofondamento di parte del cratere circa cinque mesi prima e l’abbassamento del livello di falda. La lava, scorrendo lungo il Fosso del Faraone, per la prima volta scavalcò il Monte Somma dal lato occidentale, giungendo a meno di un miglio di distanza da S. Giorgio a Cremano. Durante l’eruzione, il Re Ferdinando II visitò diverse volte il Vesuvio, e visitò anche l’Osservatorio Vesuviano.
40 1861
8 - 10 Dic
Eruzione effusiva. Torre del Greco. Lungo la frattura occidentale di Montedoro si formarono bocche eruttive a quota compresa tra 218 e 300 metri slm, da cui fuoriuscì lava che si diresse verso sud ovest. Crollo degli edifici a causa del sollevamento del suolo. L’eruzione fu preceduta da un forte terremoto e accompagnata da un imponente sollevamento del suolo (circa un metro e mezzo) a Torre del Greco. L’andamento di questa deformazione lungo la costa fu rilevato da Luigi Palmieri. A mare si formarono fumarole che provocarono la morte di notevoli quantità di pesci.
41 1868
15 - 25 Nov
Eruzione effusiva - Cercola, S. Sebastiano, Novelle di S. Vito. Si aprì una frattura sul fianco settentrionale del Gran Cono. Le lave che ne fuoriuscirono confluirono nell’Atrio e si riversarono nel Fosso del Faraone, proseguendo nelle campagne delle falde nordoccidentali del Vesuvio. Lave per 7 milioni di metri cubi. Distruzione di coltivazioni per un valore di lire 500.000.
42 1872
24 Apr - 2 Mag
Eruzione mista. Versante occidentale del Vesuvio. Massa di Somma e S. Sebastiano. Sul fianco nordoccidentale del vulcano si formò una frattura dalla cui base fuoriuscirono lave che si diressero verso sud e verso ovest. Il cratere centrale fu interessato prevalentemente da attività esplosiva e minore attività effusiva. Lave per 20 milioni di metri cubi. Nove persone persero la vita ed undici rimasero ferite a causa dell’attività stromboliana. Distruzione di coltivazioni ed abitazioni. Poco prima dell’eruzione fu registrata una crescente attività sismica. Durante l’eruzione Luigi Palmieri, direttore dell’Osservatorio Vesuviano, rimase presso l’Osservatorio a studiare l’eruzione, impossibilitato ad allontanarsene poiché l’edificio era circondato dai flussi lavici. Un gruppo di persone che si erano recate sul vulcano per osservare da vicino l’eruzione fu improvvisamente colpito da getti di lava; alcuni di essi persero la vita.
43 7 Giu 1891 -
5 Feb 1894
Eruzione effusiva - Sul fianco settentrionale del vulcano si formò una frattura. Si potevano distinguere cinque bocche; da qui fuoriuscì la lava che formò la cupola lavica del Colle Margherita. Lave per 36 milioni di metri cubi. L’eruzione fu preceduta da frane nel cratere e piccoli terremoti. La cupola lavica del Colle Margherita raggiunse l’altezza di 135 metri.
44 3 Lug 1895 -
1899
Eruzione mista - La ricostruzione degli episodi eruttivi è piuttosto complessa. Nel corso dell’eruzione sul fianco nordoccidentale si aprirono numerose bocche, a quota compresa tra 1170 e 750 metri slm, in tempi diversi; da qui fuoriuscirono flussi lavici che scorsero in diverse direzioni, seppur limitandosi all’area circostante la base del Gran Cono (circa 750 metri slm). Molti flussi lavici confluirono e si accumularono sul fianco nordoccidentale, formando la cupola di Colle Umberto. Attività esplosiva vulcaniana con lancio di frammenti di materiale non juvenile, accompagnata da attività sismica. Lave per 150 milioni di metri cubi. Vennero interrotte la strada che portava alla stazione inferiore della funicolare e la strada provinciale. Prima dell’eruzione si ebbe una forte attività esplosiva e l’accrescimento del conetto intracraterico fino ad oltre 15 metri al di sopra dell’orlo craterico. Due terremoti segnarono, il 3 luglio, l’inizio dell’eruzione. Il 6 luglio si registrò una nuova forte scossa di terremoto. Durante quest’eruzione più volte si verificò l’ingrottamento della lava. L’eruzione fu seguita e descritta da Giuseppe Mercalli e da Raffaele Matteucci.
45 1900
4 - 9 Mag
Attività esplosiva - Forte attività stromboliana al cratere centrale con fontane di lava. Forti boati furono uditi a Napoli e ad Avellino. Attività sismica avvertita a Portici, Ercolano e Torre del Greco.
46 27 Ago1903 -
Set 1904
Eruzione effusiva - Nella Valle dell’Inferno si aprirono delle bocche da cui fuoriuscirono lave abbondanti e molto fluide, che dilagarono nella zona orientale dell’Atrio, sollevandone di 40 metri il livello, e formando una cupola lavica alta circa 70 metri, tra il M. Somma ed il Gran Cono. Frequenti ingrottamenti delle lave che emersero da “pseudo bocche” in prossimità della cupola lavica. Esplosioni e boati furono registrati ad Ischia con strumenti sismici da Giulio Grablovitz, che ne informò Giuseppe Mercalli.
47 1906
4 – 22 Apr
Eruzione mista - Lava tra Boscotrecase e Torre Annunziata. Caduta di prodotti piroclastici verso Ottaviano, Somma Vesuviana e S. Giuseppe Vesuviano. Da una frattura sul versante sudorientale del vulcano fuoriuscì la lava, prima a 1200 metri di quota, poi, in seguito alla propagazione di tale frattura, a 800 metri di quota. Da un’altra bocca apertasi nel Bosco Cognoli fuoriuscì altra lava, relativamente fluida e veloce. Al cratere, nello stesso tempo, era in corso un’attività esplosiva stromboliana. Una nuova bocca, formatasi a 770 metri slm nel burrone della Cupaccia, alimentò una nuova colata di lava molto fluida che scorse sulla lava del 1834 e arrivò a 200 metri di quota. La lava continuò a scorrere in varie diramazioni, invadendo la frazione Oratorio di Boscotrecase, e, proseguendo lungo la trincea della ferrovia circumvesuviana, fino al cimitero di Torre Annunziata. L’otto aprile la fase effusiva finì e l’attività esplosiva aumentò. Si formò un’alta nube eruttiva. L’altezza dei frammenti piroclastici emessi superò i 4 chilometri, la granulometria dei prodotti eruttati diminuì. Le coltri di cenere vennero disperse prevalentemente a est del vulcano. Si formarono anche piccole colate piroclastiche, che tuttavia non raggiunsero le zone abitate. Nelle fasi finali dell’eruzione furono eruttate ceneri rossastre che caddero nel settore nordoccidentale del vulcano. L’eruzione terminò con piogge e colate di fango. Lave per 20 milioni di metri cubi, prodotti piroclastici per 211 milioni di metri cubi. A causa di questa eruzione vi furono 216 morti, 112 feriti gravi, 34232 profughi. Distruzione della frazione Oratorio di Boscotrecase ad opera della lava, distruzione di abitazioni e edifici sacri a Torre Annunziata, Ottaviano e S. Giuseppe Vesuviano ad opera delle ceneri. A Napoli crollo del tetto del Mercato di Monteoliveto. Distruzione di 76735 ettari di campi coltivati per un danno di 60 milioni di lire. Distruzione della funicolare del Vesuvio. Fu l’eruzione vesuviana più violenta del XX secolo. Prima dell’eruzione si verificarono deformazioni del suolo, che provocarono l’abbassamento del livello di falda di 20 – 30 cm e l’arretramento della linea di costa, di 48 cm a Portici . La lava penetrò nella chiesa di S. Anna a Boscotrecase, provocandone la parziale distruzione. L’accumulo della cenere provocò inoltre il crollo del tetto della chiesa di S. Giuseppe Vesuviano, dove erano raccolte più di 150 persone. Durante l’eruzione lo sprofondamento della parte superiore del cono fu accompagnata da un forte terremoto. L’attività sismica fu avvertita anche a Napoli, e si diffuse il panico. L’eruzione fu seguita per tutta la sua durata da R. V. Matteucci, che ne informò le autorità competenti e la stampa mediante telegrammi. Per l’opera prestata gli venne conferita una medaglia d’oro dal Governo. Anche Giuseppe Mercalli, da Napoli, seguì l’eruzione. Dopo l’eruzione l’altezza del vulcano era più bassa di circa 220 metri. Subito dopo l’eruzione e nei mesi successivi vi furono, in occasione delle piogge, episodi di colate di fango e alluvioni. Inoltre, per alcuni anni, a Resina, Portici, S Giorgio a Cremano e S. Giovanni a Teduccio vi furono esalazioni di anidride carbonica (mofete). Dopo l’eruzione vi fu un periodo di inattività di circa 7 anni.
48 1929
4 – 10 Giu
Eruzione mista - Terzigno e aree limitrofe (Avini, Pagani, Campitelli). Dal cratere centrale cominciò a tracimare lava che scorse verso est. Dopo aver attraversato la Valle dell’Inferno, la colata si suddivise in due diramazioni, che si diressero, parallele, in prossimità di Terzigno. L’attività esplosiva fu caratterizzata da fontane di lava, accompagnate da intensa attività sismica. Lave per 12 milioni di metri cubi . Distruzione di 54 case coloniche e 80 ettari di boschi, campi e vigneti. L’eruzione fu preceduta da circa due mesi di attività esplosiva al cratere, con forti boati interni, da un’improvvisa diminuzione di tale attività e, appena prima del suo avvio, da crescente attività sismica e, nuovamente, forti esplosioni. L’attività sismica precedente e durante l’eruzione fu registrata all’Osservatorio con l’ortosismografo Alfani ed il bipendolo di Agamennone.
49 1944
18 Mar – 7 Apr
Lave a S. Sebastiano e Massa di Somma. Caduta di prodotti piroclastici a Terzigno, Pompei, Scafati, Angri, Nocera, Poggiomarino e Cava. La lava tracimò dal lato settentrionale del cratere dirigendosi verso est, sud e nord. Mentre la colata meridionale, di portata limitata, si fermò a 350 metri di quota, la colata settentrionale, caratterizzata da una maggiore portata, si diresse nell’Atrio e, da lì, verso ovest, scavalcando il Monte Somma in prossimità del Fosso del Faraone, e raggiungendo i paesi di S. Sebastiano e Massa di Somma. La prima fase, effusiva, cessò quando cominciarono le fasi esplosive. Si formarono diverse fontane di lava, la prima delle quali di altezza superiore a 2 chilometri. Dopo le fontane di lava ebbe inizio il collasso della piattaforma craterica e l’interazione del sistema magmatico con l’acqua di falda, con nubi nerastre che superarono l’altezza di 6000 metri. In questa fase si formarono piccoli flussi piroclastici lungo i fianchi del vulcano. Dopo una breve pausa, si formarono nubi eruttive cipressoidi, da cui ricaddero lapilli e ceneri in direzione sud est. Lave per 21 milioni di metri cubi; prodotti piroclastici per 50 milioni di metri cubi. Sul numero delle vittime non si hanno valori definitivi, 21-45 morti per il crollo dei tetti. Distruzione dei centri abitati di S. Sebastiano e Massa di Somma. Interruzione della strada di collegamento tra i due paesi. 12000 persone evacuate a Portici da S. Sebastiano, Massa e Cercola. La prima fase dell’eruzione fu caratterizzata da un tremore sismico continuo. Gli spessori dei prodotti piroclastici raggiunsero valori di 80 cm. Le ceneri eruttate durante le fasi esplosive giunsero ad Avellino e perfino a Bari. Le ultime fasi dell’eruzione furono accompagnate da intensa attività sismica. Il 24 marzo cadde leggera cenere vulcanica biancastra costituita da piccolissimi cristalli di leucite; tale evento fu considerato come un segnale di imminente fine dell’eruzione. L’eruzione terminò con frane dalle pareti crateriche, i cui detriti ostruirono il condotto vulcanico. Dopo l’eruzione in alcune zone del versante ovest del vulcano (Portici, Ercolano e Torre del Greco) si ebbero esalazioni di anidride carbonica (mofete), che resero l’aria irrespirabile fino ad un metro di altezza.
 

Cataloghi sismici Vulcani Campani

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Scarica il catalogo dei terremoti del Vesuvio (stazione OVO) dal 1972 ad oggi
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Scarica il catalogo dei terremoti del Vesuvio (stazione BKE) dal 1999 ad oggi
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Scarica il catalogo dei terremoti dei Campi Flegrei (stazione STH) dal 2007 ad oggi
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Scarica il catalogo dei terremoti di Ischia (stazione OC9) dal 1999 ad oggi
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Storia eruttiva del Vesuvio

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Il Somma-Vesuvio

Il Vesuvio, o più propriamente il Somma-Vesuvio, è un strato-vulcano di medie dimensioni che raggiunge un'altezza massima di 1.281 m s.l.m. Esso è costituito dal più vecchio vulcano del M. Somma, la cui parte sommitale sprofondò generando una caldera, e dal più recente vulcano del Vesuvio, cresciuto all'interno di questa caldera. L'immagine mostra la ricostruzione qualitativa del profilo originario dell'antico vulcano del Somma (in rosso - basato sul lavoro di Cioni et al., 1999). Il M. Somma è ciò che rimane del fianco settentrionale del vecchio edificio.

L'attività vulcanica nell' area del Somma-Vesuvio risale ad almeno 400.000 anni fa, età di alcune lave trovate in perforazioni profonde 1.345 m. La storia dell'apparato vulcanico Somma-Vesuvio è iniziata circa 25.000 anni fa e può essere suddivisa come segue:

Vulcanismo più antico di 19.000 anni

La grande eruzione flegrea dell'Ignimbrite Campana aveva causato il seppellimento, circa 37.000 anni fa, di gran parte della Campania sotto una spessa coltre di tufi. Su questi depositi cominciò ad accrescersi l'edificio del Somma a seguito di eruzioni prevalentemente effusive e subordinatamente esplosive, di bassa energia.Quadro temporale schematico dell'attività vesuviana Tale attività è durata fino a circa 19.000 anni fa ed ha determinato la formazione dell'apparato vulcanico del Somma il cui probabile profilo è ricostruito in rosso nell'immagine. La parte settentrionale di questo edificio più antico è ancora ben conservata ed è rappresentata dall'attuale Monte Somma.

Vulcanismo di età compresa tra 18.300 e 16.000 anni

Questo periodo di attività è dominato da due grandi eruzioni pliniane: l'eruzione delle Pomici di Base (avvenuta 18.300 anni fa) e l'eruzione delle Pomici Verdoline (avvenuta 16.000 anni fa). Ai depositi di queste due eruzioni si intercalano lave prodotte da modeste eruzioni effusive. Con la prima eruzione pliniana delle Pomici di Base è cominciato il collasso dell'apparato vulcanico del Somma e la formazione della caldera nella quale si accrescerà il nuovo edificio del Vesuvio.

Vulcanismo di età compresa tra 8.000 anni ed il 79 d.C.

Scavi di PompeiNel corso di questo periodo di attività si sono verificate tre eruzioni pliniane: l'eruzione delle Pomici di Mercato (avvenuta 8.000 anni fa), l'eruzione delle Pomici di Avellino (avvenuta 3.800 anni fa) e l'eruzione di Pompei (avvenuta nel 79 d.C.). A queste eruzioni si sono intercalate almeno sei eruzioni subpliniane, di età compresa tra le eruzioni di Avellino e Pompei, precedute da lunghi periodi di riposo.

Vulcanismo di età compresa tra il 79 ed il 1631 d.C.

L'attività di questo periodo include almeno due eruzioni subpliniane: l'eruzione di Pollena (avvenuta nel 472 d.C.) e l'eruzione del 1631, ed una serie di piccole eruzioni effusive ed esplosive a bassa energia, che hanno dato colate di lava lungo i fianchi occidentali e meridionali del vulcano e livelli di scorie stromboliane di età medievale.Eruzione del Vesuvio del 1779

 

Vulcanismo successivo al 1631

Dopo l'eruzione del 1631 e fino al 1944 il Vesuvio è stato caratterizzato da attività a condotto sostanzialmente aperto. In questo periodo sono stati distinti 18 cicli stromboliani, separati da brevi periodi di assenza di attività, mai superiori a 7 anni e ciascuno chiuso da violente eruzioni dette eruzioni "finali". Internamente a ciascun ciclo si sono verificate frequenti eruzioni prevalentemente effusive, dette eruzioni "intermedie". L'eruzione del 1906 (eruzione "finale") rappresenta la manifestazione più violenta dell'attività del Vesuvio nel '900. L'eruzione del 1944, una eruzione "terminale" a carattere sia esplosivo che effusivo (eruzione mista), è stata l'ultima in ordine di tempo ed ha segnato il passaggio del vulcano ad uno stato di attività a condotto ostruito.

 

Attività recente del Vesuvio

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Bollettini mensili

vesuvio-recente Il Vesuvio attualmente è caratterizzato dalla presenza di un sistema idrotermale, che alimenta un campo di fumarole all'interno del cratere, ed è sede di una modesta sismicità rappresentata da alcune centinaia di piccoli terremoti per anno. Solo i maggiori di questi eventi sono avvertiti dalla popolazione residente nell'area. L'ultima eruzione si è verificata nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, ed ha provocato molti danni e diversi morti. 

vesuvio-recentePrima dell' eruzione del 1944 il Vesuvio si trovava in condizioni di condotto aperto e presentava attività intracraterica pressochè permanente. Nel periodo dal 1631 al 1944 le eruzioni sono state numerosissime, non meno di 50. Fonti storiche riportano che durante questo periodo l'attività sismica è stata intensa e le maggiori eruzioni sono state precedute da sciami di terremoti distintamente avvertiti dalla popolazione.

Per le fasi più antiche di questa attività non si dispone di dati scientifici, poichè all'epoca non esistevano strumenti adatti a misurare i fenomeni sismici e vulcanici. Tuttavia, l'attività storica del Vesuvio è molto ben documentata in quanto i primi sistemi al mondo per il monitoraggio strumentale di un vulcano sono nati con l'istituzione dell'Osservatorio Vesuviano e risalgono alla seconda metà dell'800, quando il Vesuvio, molto attivo in quel periodo, diventò un laboratorio naturale per la sperimentazione di strumentazione sismometrica pionieristica. Questa strumentazione era generalmente progettata e realizzata da illustri scienziati che lavoravano presso l'Osservatorio Vesuviano, come Luigi palmieri a cui si deve il primo sismoscopio elettromeccanico.

Geodesia

Le misure geodetiche dell'area vesuviana si effettuano tramite:

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  • rete GPS permanente in registrazione continua;
  • rete tiltmetrica in registrazione continua;
  • rete mareografica in registrazione continua;
  • campagne di livellazione periodiche;
  • campagne gravimetriche periodiche;
  • idrometrografo digitale ad acquisizione continua.

Geochimica

Le osservazioni geochimiche dell’area Vesuviana consitono nel monitorare il processo di degassamento nell’area craterica e nello studiare le emissioni fumaroliche presenti al fondo e sul bordo del cratere. Tali osservazioni avvengono tramite stazioni in continuo e misurazioni periodiche del flusso di CO2 e misure delle temperature superficiali del suolo mediante una telecamera all'infrarosso (a cadenza giornaliera tramite rete TIIMNet con telecamera fissa, con misure giornaliere, e telecamera portatile con misure mensili.

 

Monitoraggio del Vesuvio

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Mappa delle reti di monitoraggio del Vesuvio. In rosso le stazioni sismiche, in giallo le stazioni per misure geodetiche, in azzurro gli strumenti per il monitoraggio geochimico.

Per consultare i dati di monitoraggio sismologico del Vesuvio visita la banca dati sismologica dei vulcani della Campania

 

Vesuvio - Stato attuale

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Il sistema di sorveglianza dell'Osservatorio Vesuviano non evidenzia variazioni significative nello stato di attività del Vesuvio.

Bollettini mensili

img-vesuvioLo stato di attività di un vulcano è monitorato attraverso l'osservazione di parametri geofisici e geochimici. Il rilevamento di detti parametri e la loro misura sono effettuati attraverso tecniche di monitoraggio che si servono di reti di strumenti opportunamente progettati.  Al Vesuvio sono installati strumenti per il monitoraggio continuo della sismicità, delle deformazioni del suolo e delle emissioni di gas dal suolo e dalle fumarole. Inoltre si effettuano periodiche campagne per la misura di parametri geofisici e geochimici. I dati prodotti dagli strumenti in continuo e dalle campagne di misura sono analizzati da sistemi automatici e controllati ed interpretati dai ricercatori dei diversi settori.

Per informazioni sulla gestione del rischio vulcanico e sui piani di emergenza consulta il sito del Dipartimento della Protezione Civile.


 

 

Sismicità del Vesuvio

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