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Il Tufo Giallo Napoletano

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Video sull'eruzione del Tufo Giallo Napoletano

Tufo Giallo Napoletano in località VerdolinoL'eruzione del Tufo Giallo Napoletano (TGN), la seconda per importanza nell'area campana, è stata caratterizzata da una storia eruttiva complessa, assumendo carattere variabile da freatopliniano a freatomagmatico, in funzione della variabile efficienza dell'interazione acqua/magma. La dinamica eruttiva è stata inoltre notevolmente condizionata dal verificarsi di un collasso calderico sineruttivo. Nel corso dell'eruzione furono emessi, da un centro ubicato nei Campi Flegrei, 40 km3 di magma a composizione da alcalitrachitica a latitica che ricoprirono un'area di circa 1.000 km2. I depositi connessi con l'eruzione del TGN si rinvengono nell'area napoletano-flegrea e nella Piana Campana fino ai rilievi dell'Appennino. Sebbene il centro eruttivo fosse ubicato nei Campi Flegrei, gli affioramenti più vicini al centro si rinvengono solo ad una distanza di alcuni km da quest’ultimo. Anche nel Golfo di Napoli si rinvengono depositi, attualmente sommersi, attribuibili al TGN.

Area calderica del Tufo Giallo NapoletanoStudi basati principalmente sulle caratteristiche stratigrafiche, sedimentologiche e composizionali del TGN, hanno dedotto che nel corso dell'eruzione incominciò a verificarsi un collasso calderico. Sebbene il verificarsi di un collasso calderico sia comprovato dalle stesse caratteristiche sedimentologiche e chimiche del TGN, il bordo della caldera non è visibile in affioramento. La sola evidenza morfologica, visibile nella parte continentale della caldera, è data dal versante occidentale ad alto angolo della collina di Posilipo, che probabilmente, rappresenta l'evoluzione morfologica di una scarpata di faglia prodottasi durante il collasso calderico.

La maggior parte del bordo calderico può essere ricostruita sulla base di evidenze di carattere geofisico, essenzialmente dati gravimetrici e magnetici, sulla base della distribuzione dei centri eruttivi più recenti del TGN, sulla base dell'andamento di superfici di abrasione marina di età nota nella parte sommersa dei Campi Flegrei, e sulla base delle interpretazioni di perforazioni superficiali e profonde.

Tutti i centri eruttivi di età inferiore a 15 ka sono ubicati all'interno dell'area calderica così individuata. L'allineamento di centri eruttivi tra Averno e Capo Miseno può essere considerato come un'evidenza del fatto che il margine occidentale della caldera segue una struttura ad andamento N-S, probabilmente legata ad un sistema regionale di faglie.

TGN

La depressione della baia di Pozzuoli è delimitata verso sud dagli alti morfologici del banco di Pentapalummo e del banco di Miseno. L'età di questi due banchi è compresa tra 39 e 18-14 ka ed i loro depositi sono spianati dalla superficie di abrasione marina del Würm, che viene bruscamente interrotta e ribassata a nord del banco di Pentapalummo. Le scarpate tagliate nei depositi del banco di Pentapalummo sono ricoperte in discordanza da depositi che ne hanno variato la geometria originaria ed hanno parzialmente colmato la baia di Pozzuoli. L'età di questi depositi è compresa tra 14 e 9.0-6.5 ka: essi pertanto devono comprendere anche i depositi connessi con l'eruzione del TGN. L'età delle scarpate che delimitano a sud la baia di Pozzuoli, quindi, sarebbe compatibile con quella del TGN e pertanto esse si sarebbero formate, con ogni probabilità, a seguito del collasso calderico, così come l'intera depressione della baia di Pozzuoli. L'insieme dei dati provenienti dallo studio delle perforazioni, inoltre, dimostra che il collasso calderico si è realizzato attraverso l'attivazione di faglie (sia preesistenti che prodottesi ex novo), che hanno sbloccato il fondo della caldera, dislocando una serie di blocchi in maniera differenziale.

La caldera del TGN copre un'area di circa 90 km2, mentre le perforazioni profonde suggeriscono uno sprofondamento dell'ordine di 600 m. Estrapolando questo dato all'intero fondo calderico, si ottiene un volume collassato di circa 54 km3, in buon accordo con le stime di volume relative alla quantità di magma eruttato nel corso dell'eruzione.