Tabella sintetica delle eruzioni del Vesuvio tra il 1631 e il 1944
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Anno-Data |
Descrizione |
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1631 16 – 17 dicembre |
Eruzione esplosiva subpliniana Caduta di frammenti piroclastici a E e NE. Flussi piroclastici a Barra, S. Sebastiano, Leucopetra, Portici, Resina,Torre del Greco. Colate di fango a S. Paolo Belsito, Pomigliano, Mariglianella. L’eruzione cominciò con l’apertura di una frattura nel fianco
sudoccidentale del vulcano e la formazione di una colonna eruttiva. alta
circa Furono emessi 500 milioni di metri cubi di materiale juvenile. Vennero distrutte case e aree coltivate. Il paesaggio fu completamente sconvolto. Le vittime furono 6000 o 10000. I danni furono valutati in 25 milioni di ducati. Molto tempo prima dell’eruzione sul fondo del cratere si erano formati tre laghetti di acqua calda e mineralizzata e delle fumarole calde utilizzate come sudatori. Eventi sismici avvenuti a Napoli il 9 aprile 1508 e nel 1561. Frequenti terremoti furono registrati a partire da almeno sei mesi prima dell’eruzione. Tremori e boati, variazioni nelle acque dei pozzi, dal 10 dicembre 1631. Distacco di una grossa frana dal Gran Cono nel gennaio 1630. Forte attività sismica anche durante l’eruzione. A causa dell’eruzione la parte superiore del Gran Cono fu distrutta,
e l’altezza raggiunta dal vulcano si abbassò di circa |
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1637 |
Eruzione esplosiva Emissione di “cenere bianca e bituminosa” |
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1649 novembre |
Eruzione esplosiva |
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1660 luglio |
Eruzione mista Attività esplosiva ed effusiva. Emissione di cenere nera |
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1682 agosto |
Eruzione mista Torre del Greco, Ottaviano, Nocera, Pagani, Cava e S. Sebastiano. Attività stromboliana. Alte fontane di lava. Caduta di ceneri. |
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1685 ottobre |
Eruzione mista Attività stromboliana. Fontane di lava |
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1689 dicembre |
Eruzione mista Attività stromboliana. Fontane di lava |
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1694 6 aprile – 2 maggio |
Eruzione mista S. Giorgio a Cremano, Torre del Greco, Boscotrecase. Attività effusiva con colate a nordovest e sud. A Napoli caddero ceneri. Le lave ebbero origine da fratture alla base del cono che si stava ricostruendo. L’eruzione fu accompagnata da scosse sismiche che vennero avvertite anche a Napoli |
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1696 25 luglio – 13 agosto |
Eruzione mista S. Giorgio a Cremano Nubi di cenere. Una colata di lava si diresse verso NW. |
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1697 febbraio, settembre dicembre |
Eruzione mista Resina e Torre del Greco. Colate di lava verso ovest-sud ovest e attività stromboliana. Diversi episodi eruttivi durante l’anno. |
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1698 19 maggio – 19 giugno |
Eruzione mista Torre del Greco e Ottaviano. Forte attività stromboliana. Colate di lava verso ovest, sud ovest, dove arriva fin quasi al mare, e nord est. Distruzione di campi coltivati Prima dell’eruzione vi furono deformazioni del suolo che provocarono l’arretramento delle acque del mare, e una notevole attività esplosiva. |
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1701 1-7 luglio |
Eruzione effusiva Boscotrecase e Campitello di Ottaviano (S. Giuseppe Vesuviano) Colate di lava verso est e sud. Incendi nei boschi e nei campi L’eruzione fu preceduta da attività esplosiva. |
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1707 20 luglio – 18 agosto |
Eruzione esplosiva Ottaviano, Boscotrecase e Napoli. Nubi di cenere con caduta di prodotti piroclastici e colate di fango. Colate di lava limitata alla parte alta del vulcano. Distruzione di campi coltivati. L’eruzione fu preceduta da attività esplosiva e da terremoti. Presso la chiesa di S. Caterina a Formello, a Porta Capuana a Napoli, fu costruita per l’occasione un’edicola votiva a S. Gennaro, tuttora esistente. |
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1714 21-30 giugno |
Eruzione mista Lave verso Boscotrecase, Torre Annunziata e Ottaviano. Cenere verso le aree nordorientali del vulcano. Colate di lava molto fluide si diressero a est e a sud; nubi di cenere verso nordest. Distruzione di boschi, vigneti e campi coltivati. |
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1717 6-8 giugno |
Eruzione mista Torre del Greco, Trecase Una colata di lava molto fluida si riversò sul versante meridionale del vulcano e si divise in due diramazioni, delle quali una si diresse verso sud est, l’altra verso sud ovest. Dal cratere tracimò un’altra colata che si suddivise in altri quattro rami. Vi furono anche fontane di lava. Distruzione di boschi, vigneti e campi coltivati per 1200 moggi. Presenza di blocchi carbonatici fossiliferi tra i proietti eruttati. La lava scorse dentro un vallone piuttosto inciso, chiamato Fosso Bianco. L’eruzione fu prima laterale, poi sommitale. |
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1723 25 giugno – 4 luglio |
Eruzione mista Lave a Ottaviano, piroclastiti a Ottaviano, Nola, Palma, Sarno, Gragnano, Nocera, Pagani, Cava, Sanseverino e Salerno. Attività stromboliana e caduta di prodotti piroclastici verso est. Colata di lava verso nord est. Distruzione di boschi, vigneti e campi coltivati. |
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1724 12 – 22 settembre |
Eruzione mista Torre del Greco Attività esplosiva e colata di lava verso sud ovest. Distruzione di boschi, vigneti e campi coltivati. |
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1730 19 - 30 marzo |
Eruzione effusiva Località Mauro di Ottaviano Colata di lava verso est. Distruzione di boschi e campi coltivati. |
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1737 19 maggio – 6 giugno |
Eruzione mista Lave a Torre del Greco e Boscotrecase. Caduta di prodotti piroclastici a Somma Vesuviana, Ottaviano e Nola. Forte attività esplosiva, con dispersione dei prodotti piroclastici a nord est, ed effetti anche a Napoli. Le lave dirette a ovest ammontavano a circa 10.4 milioni di metri cubi. A Torre del Greco distrutte le chiese del Purgatorio e del Carmine. Crollo dei tetti a Ottaviano e rottura dei vetri delle finestre a Nola. Crolli a Napoli. Lo studio e l’osservazione di questa eruzione fu affidata all’Accademia delle Scienze di Napoli dal re Carlo III di Borbone. L’autore fu Francesco Serao, segretario dell’Accademia e professore di medicina presso l’Università di Napoli. L’eruzione fu accompagnata da forte attività sismica. Dopo l’eruzione il vulcano si presentò sensibilmente abbassato di quota, e caratterizzato da un ampio cratere. Per Antonio Nazzaro l’eruzione “segna come un confine tra un comportamento eruttivo caratterizzato da attività di un cono che si andava sviluppando nell’ampia voragine del 1631 e un’attività con il cono ormai sviluppato”. |
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1751 – 1752 25 ottobre – 25 marzo |
Eruzione effusiva Lave a Ottaviano, Boscotrecase e Torre Annunziata. La bocca da cui tracimò la lava si aprì sul fianco sudorientale del vulcano. La lava si ingrottò, fuoriuscendo poco più a valle e formando delle finte nuove bocche eruttive da cui proseguì il suo cammino nel Vallone del Fruscio, oltrepassandolo e dirigendosi ancora più a valle, a sud e sud est. Lave per 40 milioni di metri cubi. I danni ammontarono a circa 81.500 ducati. Distruzione di campi coltivati, vigneti, boschi. Prima dell’eruzione si era formato, nel cratere centrale, un conetto dal quale si elevavano “immense fiamme, immensi vapori e immense ceneri e pietre”. L’eruzione fu preceduta da attività sismica avvertita anche a Napoli. |
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1754 – 1755 2 dicembre – 17 marzo |
Eruzione mista Lave a Ottaviano, Boscotrecase e Boscoreale; caduta di piroclastiti nel vallone della Vetrana, Torre del Greco e Portici. La lava scaturì da una frattura sul fianco meridionale del vulcano. La colata principale si divise in tre diramazioni (vedi località interessate). Durante l’eruzione si ebbe continua attività stromboliana al cratere, con fontane di lava il 19 gennaio. Nel corso dell’eruzione più volte si aprirono fratture sul fianco meridionale del vulcano, dalle quali fuoriuscì lava piuttosto fluida. Lave per 80 milioni di metri cubi. Danni per 102.300 ducati. Distruzione di boschi, campi, vigneti. Prima dell’eruzione si era formato un conetto di scorie da attività stromboliana, che crollò dopo l’eruzione. L’eruzione non fu preceduta da attività sismica. |
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1760-1761 23 dicembre – 5 gennaio |
Eruzione mista Lave a Torre del Greco e Boscotrecase. Caduta di ceneri in penisola sorrentina e in Cilento. L’eruzione fu fortemente eccentrica. Circa quindici “monticelli”
(coni di scorie) si formarono lungo una frattura a circa Prima dell’eruzione si ebbe una forte attività sismica, tremore del suolo e un insolito “fremito” del mare. |
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1767 19 – 27 ottobre |
Eruzione mista Lave a Ercolano, S. Giorgio a Cremano e Boscotrecase. Si formò una frattura sul fianco settentrionale del cono. Da questa frattura
fuoriuscì una colata di lava che si diresse verso nord ovest. Da un’altra
bocca sul fianco meridionale, una colata si diresse a sud. Si formò anche
una nube esplosiva dalla quale ricadde cenere. Nella fase terminale dell’eruzione
si ebbero colate di fango provocate da forti piogge. Lave per circa 6
milioni di metri cubi; ceneri per L’eruzione fu preceduta da un sensibile abbassamento del livello della falda freatica. Durante l’eruzione si verificarono notevoli spostamenti d’aria, anche a mare, e, nella fase finale, forti piogge. Si rilevarono, inoltre, insoliti tremori del suolo, originati da esplosioni (“aria impetuosamente dilatata dal gran fuoco”). |
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1770 marzo |
Eruzione mista Versante orientale del cono vesuviano. Riapertura della frattura dell’eruzione del 1767 sul fianco settentrionale e formazione di una colata di lava diretta ad est. Attività stromboliana. L’eruzione fu preceduta da un sensibile abbassamento del livello di falda. |
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1771 1 – 11 maggio |
Eruzione mista Versante occidentale del cono vesuviano. Apertura di una frattura da cui fuoriuscì una colata di lava che scorse nel canale dell’Arena, giungendo all’eremo della Vetrana, e proseguì lungo il percorso della lava del 1767. Danni a campi coltivati e alla produzione della seta. Il flusso lavico produsse una spettacolare cascata di lava, fenomeno che attrasse molti curiosi, tra cui il re e la regina. Questa cascata è riprodotta in un’opera di Pietro Fabris. |
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1779 3/8 – 15 agosto |
Eruzione mista Lave a Resina. Caduta di piroclastiti a Ottaviano, Somma, Massa, Nola, S. Paolo Belsito, Palma e Avella. Apertura di fratture e relativi dissesti a Torre Annunziata. Dal fianco settentrionale del Cono scaturì una
colata di lava che scorse fin quasi a Resina. Anche
la frattura meridionale si riattivò, con spaccature che interessarono Torre
Annunziata e proseguirono verso il mare. Vi fu una forte attività stromboliana con fontane di lava dell’altezza di alcuni chilometri e una colonna eruttiva alta oltre L’eruzione fu accompagnata da notevole attività sismica e da fratture del suolo. Le ceneri vennero sospinte verso est dai venti in quota arrivando ad Avellino, Benevento, e in Puglia. |
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1794 15 – 24 giugno |
Eruzione mista Lave a Torre del Greco e nei territori a monte di Ottaviano. Si aprirono delle bocche lungo la frattura
occidentale del Montedoro (località dove si trova
l’attuale ospedale Maresca a Torre del Greco), tra
320 e Circa 21 milioni di metri cubi per le lave e 44 milioni di metri cubi per i prodotti piroclastici. La città di Torre del Greco fu totalmente distrutta dalla lava e circa 15000 abitanti fuggirono. 322 moggi di terreno coltivato furono distrutti. Danni per 5 milioni di ducati. L’eruzione fu preceduta da forte attività sismica. Il campanile della basilica di Torre del Greco, non essendo stato ricostruito dopo quest’eruzione, è attualmente della stessa altezza della chiesa, che è stata invece ricostruita al disopra della lava. |
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1804 15 agosto – 15 ottobre |
Eruzione mista Lave tra Torre del Greco e Torre Annunziata, località Camaldoli. Colate di lava verso sudovest e attività esplosiva stromboliana al cratere centrale. Distruzione di vigneti, con danni per 60.000 ducati. A partire da almeno un mese prima dell’eruzione furono rilevate deformazioni del suolo. |
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1805 13 febbraio – 12 agosto |
Eruzione mista Ercolano, Torre del Greco e zona zompresa tra Torre del Greco e Torre Annunziata Colate di lava verso sudovest e verso sud. Fontane di lava. Attività stromboliana. La colata di lava emessa il 12 agosto fu straordinariamente fluida, tanto
da percorrere |
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1806 31 maggio – 5 giugno |
Eruzione mista Lave verso i Camaldoli della Torre. Caduta di ceneri vulcaniche a Nola, Sorrento, Massalubrense, fino a Benevento. Fontane di lava e colata di lava verso sud-sudovest. Distruzione di campi coltivati e vigneti. L’eruzione fu preceduta da un forte terremoto e accompagnata da tremore sismico. |
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1810 11 settembre |
Eruzione mista Ercolano, Boscotrecase e Ottaviano Diversi flussi lavici scaturirono in corrispondenza di almeno quattro bocche poste lungo la frattura anulare originata dall’eruzione del 1631. Le lave si diressero verso ovest-nordovest e verso sudest. Nube di cenere. Distrutti almeno 300 moggi di campi coltivati. |
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1812 1 – 4 gennaio |
Eruzione mista Torre del Greco Fontane di lava e colata di lava verso sudovest. Distruzione di campi coltivati. Danni esigui. La colata di lava era larga |
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1813 25 – 27 dicembre |
Eruzione mista Lave a Boscotrecase e Torre del Greco. Caduta di ceneri ad Acerra, Napoli e Ischia. L’eruzione ebbe inizio con una forte esplosione accompagnata dal crollo di parte del cono. Attività stromboliana e colata di lava verso sud. Due mesi prima dell’eruzione fu osservata la diminuzione del livello di falda della zona vesuviana. |
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1817 22 – 26 dicembre |
Eruzione effusiva Torre del Greco e località Mauro. La colata principale si diresse ad est, verso il Mauro, un’altra colata scorse verso sudovest. La zona del Mauro è ubicata tra Terzigno e Boscotrecase. |
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1822 21 ottobre – 10 novembre |
Eruzione mista Lave verso Ottaviano, Boscotrecase ed Ercolano. Caduta di piroclastiti verso Boscotrecase e Torre Annunziata. Ceneri rossastre a Ottaviano, Pomigliano, Casoria, Napoli, Barra e Resina. Colate di fango sui versanti settentrionali e orientali del Somma e del Vesuvio. L’eruzione cominciò con emissioni di fumo e lave.
Poi si ebbero fontane di lava, di cui una alta circa
L’inizio dell’eruzione fu accompagnato da terremoti. Fu l’eruzione
più violenta del secolo XIX. In seguito all’eruzione il cratere
si abbassò di circa |
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1834 23 agosto – 10 settembre |
Eruzione effusiva Lava tra Boscoreale e Ottaviano (villaggi di Caposecchi e S. Giovanni) Le bocche che alimentarono la fuoriuscita della lava si formarono sul lato orientale, alla base del Gran Cono, in corrispondenza della frattura anulare relativa all’eruzione del 1631. La colata si diresse verso sud est. Lave per 15 milioni di metri cubi. L’area sepolta dalla lava era di circa 3.8 milioni di metri quadri. Distruzione di abitazioni e coltivazioni. La strada tra Ottaviano e Boscotrecase fu coperta dalla lava. 800 senzatetto. Nel corso di questa eruzione fu emessa la “più lunga delle correnti scaturite dal Vesuvio a memoria d’uomo”, la colata di Caposecchi. La piattaforma craterica con conetto di scorie sprofondò il 25 agosto. Durante e dopo l’eruzione si registrarono singolari eventi meteorologici, in qualche modo correlati ad essa: grandinata a Matera il 6 ottobre con chicchi delle dimensioni di una noce, caldo eccessivo. |
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1839 1 – 5 gennaio |
Eruzione mista Lave a monte di S. Giorgio a Cremano e Boscotrecase. Caduta di cenere vulcanica a Boscotrecase e Ottaviano, fino a Sorrento. L’eruzione cominciò con una colata di lava che dal cratere si diresse verso il Colle del Salvatore, con associata attività esplosiva e caduta di lapilli. Il giorno 2 si formarono altri due flussi lavici, che si diressero verso ovest e sud est. L’attività esplosiva proseguì, provocando la caduta di lapilli e ceneri, prevalentemente a sud. Scienziati napoletani compirono diverse
osservazioni e misurazioni dell’eruzione: Ernesto Capocci
valutò l’altezza raggiunta dai proietti (circa |
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1850 5 febbraio - 2 marzo |
Eruzione mista Lave verso Terzigno. Caduta di ceneri e lapilli a Ottaviano e Torre Annunziata. Si formarono delle bocche sul lato settentrionale e su quello orientale del vulcano da cui fuoriuscì lava che scorse verso sud est, lungo il percorso della colata lavica del 1834. L’attività esplosiva provocò la caduta di lapilli e ceneri. Lave per 20 milioni di metri cubi. Distruzione di campi coltivati. L’eruzione fu preceduta dall’abbassamento del livello di falda. La colata di lava era lunga circa Dopo l’eruzione si segnalarono mofete. |
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1855 1 – 28 maggio |
Eruzione effusiva Massa di Somma e territorio a monte di S. Giorgio a Cremano Una colata di lava, alimentata da almeno undici bocche apertesi sul fianco settentrionale del vulcano, si diresse verso nordovest, scorrendo lungo l’Atrio del Cavallo e formando una spettacolare cascata nel salto con il sottostante Fosso della Vetrana. Dopo, la colata si biforcò in due rami principali, di cui uno si diresse verso S. Giorgio, e l’altro verso Massa di Somma e S. Sebastiano. Lave per 30 milioni di metri cubi. Distruzione di coltivazioni (200 moggi) per 30.000 ducati e di case per 5.000 ducati Precursori dell’eruzione furono lo sprofondamento di parte del cratere circa cinque mesi prima e l’abbassamento del livello di falda. La lava, scorrendo lungo il Fosso del Faraone, per la prima volta scavalcò il Monte Somma dal lato occidentale, giungendo a meno di un miglio di distanza da S. Giorgio a Cremano. Durante l’eruzione, il Re Ferdinando II visitò diverse volte il Vesuvio, e visitò anche l’Osservatorio Vesuviano. |
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1861 8 – 10 dicembre |
Eruzione effusiva Torre del Greco Lungo la frattura occidentale di Montedoro si formarono bocche eruttive a quota compresa
tra 218 e L’eruzione fu preceduta da un forte terremoto e accompagnata da un imponente sollevamento del suolo (circa un metro e mezzo) a Torre del Greco. L’andamento di questa deformazione lungo la costa fu rilevato da Luigi Palmieri. A mare si formarono fumarole che provocarono la morte di notevoli quantità di pesci. |
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1868 15 – 25 novembre |
Eruzione effusiva Cercola, S. Sebastiano, Novelle di S. Vito Si aprì una frattura sul fianco settentrionale del Gran Cono. Le lave che ne fuoriuscirono confluirono nell’Atrio e si riversarono nel Fosso del Faraone, proseguendo nelle campagne delle falde nordoccidentali del Vesuvio. Lave per 7 milioni di metri cubi. Distruzione di coltivazioni per un valore di lire 500.000. |
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1872 24 aprile – 2 maggio |
Eruzione mista Versante occidentale del Vesuvio. Massa di Somma e S. Sebastiano Sul fianco nordoccidentale del vulcano si formò una frattura dalla cui base fuoriuscirono lave che si diressero verso sud e verso ovest. Il cratere centrale fu interessato prevalentemente da attività esplosiva e minore attività effusiva. Lave per 20 milioni di metri cubi. Nove persone persero la vita ed undici rimasero ferite a causa dell’attività stromboliana. Distruzione di coltivazioni ed abitazioni. Poco prima dell’eruzione fu registrata una crescente attività sismica. Durante l’eruzione Luigi Palmieri, direttore dell’Osservatorio Vesuviano, rimase presso l’Osservatorio a studiare l’eruzione, impossibilitato ad allontanarsene poiché l’edificio era circondato dai flussi lavici. Un gruppo di persone che si erano recate sul vulcano per osservare da vicino l’eruzione fu improvvisamente colpito da getti di lava; alcuni di essi persero la vita. |
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1891 – 1894 7 giugno 1891 – 5 febbraio 1894 |
Eruzione effusiva Sul fianco settentrionale del vulcano si formò una frattura. Si potevano distinguere cinque bocche; da qui fuoriuscì la lava che formò la cupola lavica del Colle Margherita. Lave per 36 milioni di metri cubi L’eruzione fu preceduta da frane nel cratere e
piccoli terremoti. La cupola lavica del Colle Margherita raggiunse l’altezza
di |
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1895 – 1899 3 luglio 1895 - 1899 |
Eruzione mista La ricostruzione degli episodi eruttivi è piuttosto complessa. Nel corso
dell’eruzione sul fianco nordoccidentale si aprirono numerose bocche,
a quota compresa tra 1170 e Prima dell’eruzione si ebbe una forte attività
esplosiva e l’accrescimento del conetto intracraterico fino ad oltre |
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1900 4 – 9 maggio |
Attività esplosiva Forte attività stromboliana al cratere centrale con fontane di lava. Forti boati furono uditi a Napoli e ad Avellino. Attività sismica avvertita a Portici, Ercolano e Torre del Greco. |
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1903 – 1904 27 agosto 1903 – settembre 1904 |
Eruzione effusiva Nella Valle dell’Inferno si aprirono delle bocche
da cui fuoriuscirono lave abbondanti e molto fluide, che dilagarono nella
zona orientale dell’Atrio, sollevandone di Frequenti ingrottamenti delle lave che emersero da “pseudo bocche” in prossimità della cupola lavica. Esplosioni e boati furono registrati ad Ischia con strumenti sismici da Giulio Grablovitz, che ne informò Giuseppe Mercalli. |
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1906 4 – 22 aprile |
Eruzione mista Lava tra Boscotrecase e Torre Annunziata. Caduta di prodotti piroclastici verso Ottaviano, Somma Vesuviana e S. Giuseppe Vesuviano. Da una frattura sul versante sudorientale
del vulcano fuoriuscì la lava, prima a A causa di questa eruzione
vi furono 216 morti, 112 feriti gravi, 34232 profughi. Distruzione della
frazione Oratorio di Boscotrecase ad opera della lava, distruzione di abitazioni e edifici
sacri a Torre Annunziata, Ottaviano e S. Giuseppe Vesuviano ad opera delle
ceneri. A Napoli crollo del tetto del Mercato di Monteoliveto. Distruzione di Fu l’eruzione vesuviana più violenta del XX secolo. Prima dell’eruzione
si verificarono deformazioni del suolo, che provocarono l’abbassamento
del livello di falda di 20 – L’eruzione fu seguita per tutta la sua durata da R. V. Matteucci, che ne informò le autorità competenti e la stampa mediante telegrammi. Per l’opera prestata gli venne conferita una medaglia d’oro dal Governo. Anche Giuseppe Mercalli, da Napoli, seguì l’eruzione. Dopo l’eruzione l’altezza del vulcano era più bassa di circa
Dopo l’eruzione vi fu un periodo di inattività di circa 7 anni. |
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1929 4 – 10 giugno |
Eruzione mista Terzigno e aree limitrofe (Avini, Pagani, Campitelli) Dal cratere centrale cominciò a tracimare lava che scorse verso est. Dopo
aver attraversato L’eruzione fu preceduta da circa due mesi di attività esplosiva al cratere, con forti boati interni, da un’improvvisa diminuzione di tale attività e, appena prima del suo avvio, da crescente attività sismica e, nuovamente, forti esplosioni. L’attività sismica precedente e durante l’eruzione fu registrata all’Osservatorio con l’ortosismografo Alfani ed il bipendolo di Agamennone |
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1944 18 marzo – 7 aprile |
Lave a S. Sebastiano e Massa di Somma. Caduta di prodotti piroclastici a Terzigno, Pompei, Scafati, Angri, Nocera, Poggiomarino e Cava. La lava tracimò dal lato settentrionale del cratere dirigendosi verso
est, sud e nord. Mentre la colata meridionale, di portata limitata, si
fermò a La prima fase dell’eruzione fu caratterizzata da un tremore sismico continuo. Gli spessori dei prodotti piroclastici
raggiunsero valori di Il 24 marzo cadde leggera cenere vulcanica biancastra costituita da piccolissimi cristalli di leucite; tale evento fu considerato come un segnale di imminente fine dell’eruzione. L’eruzione terminò con frane dalle pareti crateriche, i cui detriti ostruirono il condotto vulcanico. Dopo l’eruzione in alcune zone del versante ovest del vulcano (Portici, Ercolano e Torre del Greco) si ebbero esalazioni di anidride carbonica (mofete), che resero l’aria irrespirabile fino ad un metro di altezza. |